Francesco Giordani per TRISTE©
Ho come una sensazione. Ovvero che l’album d’esordio degli Yard Act in qualche modo suggelli e probabilmente anche chiuda una stagione del nuovo rock albionico (per comodità -e pigrizia critica, diciamolo- derubricata ben presto nel poco fantasioso contenitore “post-punk”) che, tra entusiastiche accensioni e delusioni più o meno sparse, noi (talvolta nevrotici) chiosatori del Verbo britannico abbiamo vissuto nell’attesa costante, quasi messianica, del Disco definitivo.
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