Yard Act – The Overload

Francesco Giordani per TRISTE©

Ho come una sensazione. Ovvero che l’album d’esordio degli Yard Act in qualche modo suggelli e probabilmente anche chiuda una stagione del nuovo rock albionico (per comodità -e pigrizia critica, diciamolo- derubricata ben presto nel poco fantasioso contenitore “post-punk”) che, tra entusiastiche accensioni e delusioni più o meno sparse, noi (talvolta nevrotici) chiosatori del Verbo britannico abbiamo vissuto nell’attesa costante, quasi messianica, del Disco definitivo.

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Burial – Antidawn

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Non so se, quando (quanto) e dove siete usciti ultimamente. Ma se come me vi siete fatti qualche giro di sera nei primi giorni di questo nuovo anno, ed in particolare nel week-end successivo all’epifania, forse avrete percepito la mia stessa strana sensazione.

I lockdown sono ormai lontani, ma nell’aria c’è qualcosa di ancora più inquietante della totale assenza di persone che aveva caratterizzato le chiusure forzate di inizio pandemia. I locali non sono necessariamente vuoti (anzi in molti casi sono anche pieni, ma questo è successo a partire dall’ultimo week-end), ma sono svuotati di vitalità. La gente, in generale, sembra rassegnata a questa situazione di perenne incertezza e insicurezza.  Potremmo chiamarlo realismo pandemico, perché con il realismo capitalista di Mark Fisher ha una cosa in comune: “there is no alternative” a questo straniamento, a questo stato di emergenza prolungato e a questo mettere tra parentesi il mondo e le nostre vite.

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Lebenswelt – Unspoken Words

Peppe Trotta per TRISTE©

Una poltrona nell’angolo, libri sparsi in giro, due sedie e pochi dettagli alcuni dei quali stranianti. Attraverso una grande finestra un paesaggio variopinto si riversa in questo interno schivo, vagamente surreale, divenendone preziosa estensione.
Esiste un’analogia profonda tra l’universo poetico di Giampaolo Loffredo e il disegno di Anat Zeligowski scelto per campeggiare sulla copertina del sesto album firmato Lebenswelt, un’assonanza umorale che lega l’opera visiva al contenuto musicale.
Intimismo, ricchezza cromatica e proiezione verso l’esterno sono infatti gli ingredienti base del disco che vede il progetto personale dell’ex Joy of Grief  assumere sempre più la forma di un vero e proprio ensemble.

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Ryley Walker – So Certain

Francesco Amoroso per TRISTE©

Diciassette giorni dentro il 2022 e ancora non è uscito un album che mi ha fatto saltare sulla sedia.
In effetti di album che mi interessano ne sono usciti davvero pochi, anche se tanti sono annunciati in uscita – e alcuni di questi ho già avuto l’opportunità di ascoltarli e cominciare ad amarli – ma, evidentemente, anche artisti e case discografiche sono consapevoli che la prima parte del mese di gennaio è, per molti, utile più a recuperare le uscite dell’anno precedente, segnalate nelle immancabili (e spesso interminabili…) liste di fine anno, che per ascoltare novità.

Eppure la voglia di andare avanti, di lasciarmi alle spalle l’anno appena trascorso – che, musicalmente (!), mi ha decisamente soddisfatto – è forte. Per fortuna a soccorrermi arriva il buon Ryley Walker con uno snello Ep di materiale inedito che mi riconcilia con le sue sonorità e mi permette di tuffarmi a capofitto nel nuovo anno musicale.

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Zacari – Sol

Carlotta Corsi per TRISTE©

C’è chi dice che le quattro stagioni non esistano più: ormai, dicono, che ci siamo giocate quelle di mezzo. 
Io nell’anno appena passato, però, le ho sentite tutte. 

Ho sentito i cambiamenti attraversarmi le ossa, come il sole quando si fa più caldo mano a mano che dalla primavera passa all’estate, per poi ritirarmi dentro me stessa via via che le giornate si facevano più corte e più fredde.
Ho preso in pieno tutte le stagioni e le ho interiorizzate una per una, perché sto diventando grande e ora riesco a coglierne tutte le sfumature. Solitamente le giornate fredde mi portano ad aggrapparmi alla musica come un gatto ad un termosifone, eppure, negli ultimi due mesi ho fatto tanta fatica a trovare qualcosa che riuscisse a scaldarmi.

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