Flowertown – Time Trials

Francesco Amoroso per TRISTE©

Mentre le note del “primo” album (che poi non è il primo album, ma una raccolto di due e.p. precedentemente usciti) dei Flowertown risonano ancora nelle mie orecchie, Kevin Linn, l’appassionato e cortesissimo patron della Paisley Shirt records mi annuncia, a sorpresa, che è già pronto e in rampa di lancio un nuovo lavoro di Mike Ramos (Tony Jay) e Karina Gill (Cindy). Anzi, mi dice, Time Trials il vero e proprio esordio sulla lunga distanza del duo di San Francisco sarà il primo vinile dell’etichetta votata alla produzione di sole cassette e sarà disponibile da metà agosto.
Come spesso accade in questi casi, la notizia mi rallegra, ma mi mette anche un po’ di ansia: non mi sento ancora pronto per lasciarmi alle spalle Flowertown e per passare al nuovo materiale. Sono ancora troppo emotivamente coinvolto da canzoni come The Rope, Icehouse 1375 o The Lake. Non sono convinto che le nuove esili e schive composizioni dei Flowertown riescano a compiere il piccolo miracolo di quelle che le hanno precedute a distanza così ravvicinata.

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Low – Hey What

Francesco Amoroso per TRISTE©

Realizzare un album come Double Negative, per una band dalla carriera ultraventennale, è stata una vera e propria sfida, a se stessi e agli appassionati. Ma anche al concetto stesso di musica.
Prendere le proprie sonorità, così peculiari, e contaminarle con i suoni di una contemporaneità dolorosa e respingente è stato un atto di coraggio da parte di Alan Sparhawk e Mimi Parker che, nonostante la grande stima di cui hanno sempre goduto e la loro riconosciuta continua spinta verso il cambiamento, nessuno davvero si aspettava. Eppure i Low non hanno esitato a mettersi per l’ennesima volta in discussione, con la consapevolezza e la personalità di artisti maturi e sempre ispirati.
E, dopo un’iniziale e inevitabile spiazzamento, Double Negative è stato salutato come uno dei lavori più belli prodotti in questo primo ventennio del nuovo millennio e considerato come un punto di riferimento artistico vitale, coraggioso, senza compromessi e senza tempo.

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Vasco Brondi – Paesaggio Dopo La Battaglia

Alberta Aureli per TRISTE©

Fine estate, un RX-Torace, un mese di caldo torrido, una casa vuota e il paesaggio dopo la battaglia di Vasco Brondi

Da un po’ di tempo mi occupo di sparizioni. Non è un lavoro, è più una passione. Non faccio il prestigiatore o simili, diciamo che penso spesso a cosa c’era e adesso non c’è più. – Sei nostalgica – diranno, ma non è una nostalgia, è quasi una ricerca scientifica, e infatti ne parlo spesso con un amico che studia il caos – lui per davvero e per lavoro – . L’amico prova ad aiutarmi con cose affascinanti sulla materia e l’antimateria, e con cose semplici, ma difficilissime da accettare, come che esistiamo solo perché gli altri continuano a guardarci e a vederci, e che se smettessero niente potrebbe più provare che esistiamo ancora.

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Jason van Wyk – Threads

Peppe Trotta per TRISTE©

Prima dell’avvento di internet e di tutti i servizi di streaming capitava spesso di arrivare ad un album attraverso il semplice ascolto di un singolo trascinante. Personalmente poteva succedermi anche di essere attirato dalla sola copertina e ritrovarmi il disco in mano incuriosito dall’immagine e dalla promessa di un contenuto da essa veicolata. Questa prassi – con un rischio ormai pari allo zero visto che si può avere un’anteprima all’acquisto di qualsiasi cosa – continuo a conservarla e ancora adesso mi imbatto in lavori affascinanti mosso da questo semplice input.

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Villagers – Fever Dreams

Francesco Giordani per TRISTE©

Hey, kid, now you’re part of a team
In a new kind of a colourful dream and there’s
A whole world in the palm of your hand
‘Cause a dreamer gives what a dreamer can
And you feel a force ten coming on strong
And a strong sense that it can’t go wrong
And it’s a fine line, but you’re getting it right


On the first day of the rest of your life

Canta così il dublinese Conor O’Brien in The First Day, sontuoso, a tratti abbacinante, vestibolo sonoro messo a guardia del suo quinto opus discrografico, Fever Dreams, che esce in questi giorni per Domino. Ti senti come un fiocco di neve, come un lampo di luce, come una pioggia leggera, come una dolce rima, prosegue l’Irlandese, nel primo giorno della vita che ti rimane, alla lettera. E proprio mentre, guardandosi attorno, non si può evitare di convenire con un simile, poeticissimo (e in fondo così irlandese) dettato, ecco che ci si accorge che O’Brien ci ha elegantemente messi spalle al muro anche stavolta. Quattro minuti appena gli sono stati sufficienti.

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