A Febbraio 2020 Amy Spencer e Avi Barath uscivano, a nome Charlotte Spiral, con il loro EP di debutto “Ideal Life”. Sappiamo tutti come è andato il 2020. E come è andato già un terzo del 2021.
Io intanto, per “riempire il tempo”, ho ristrutturato una casa e fatto un trasloco. E non ce la faccio più. Ho in nervi a fior di pelle e ancora non è cambiato nulla. Anzi possibilmente la situazione è peggiorata perché si è perso quel fascino del nuovo da “fase 1” (ve le ricordate le fasi?).
Ad Aprile 2021 i Charlotte Spiral sono tornati con un nuovo EP intitolato “New Light”. Speriamo questa volta ci azzecchino.
Poco so e altrettanto poco sono riuscito a scoprire sui Winds, vuoi perché con un nome così inimicarsi gli algoritmi di Google è davvero uno schiocco di dita vuoi anche perché in pochissimi sinora ne hanno scritto.
Eppure mi è bastato un singolo brano (peraltro condiviso in prima battuta su queste stesse pagine, sponda Facebook) a farmi annusare un distinto profumo di grandezza. The Way You Feel, con quel suo riff sciolto in mossa grafia Girls (spero di cuore non li abbiate dimenticati…), grazie anche al fatale innesco di uno spudorato quanto felicissimo ritornello in falsetto, è una canzone semplicemente perfetta, una hit neo-psych-pop fatta e finita che, in altre epoche, avrebbe rubato scena e classifiche (nonché milionarie sonorizzazioni pubblicitarie) a Empire of The Sun o MGMT senza grossa fatica. Non vivevo una folgorazione così istantanea dai tempi di The Look dei Metronomy ed è tutto dire.
Quanto può incidere la forza di volontà nelle nostre vite? Quanto può essere determinante nel perseguire un obiettivo che appare quasi irraggiungibile? Basterebbe ripensare a ciò che una quindicenne svedese è riuscita a mettere in moto attraverso la sua sincera ostinazione per avere una risposta, a quanto sia cresciuto il movimento ambientalista giovanile grazie al suo operato. Greta Thunberg è così diventata rapidamente un’icona che con le sue riflessioni ha inciso sulla visione di molti, ragazzi e non, e i suoi pensieri raccolti durante la traversata dell’Atlantico sono parte dell’ispirazione da cui nasce il nuovo lavoro dei Balmorhea.
Per chi, come me (ma, probabilmente, anche come te, che stai leggendo), ama la musica in maniera viscerale e incondizionata, il tempo per fermarsi e assaporare un album (ma spesso anche una sola canzone) non è mai abbastanza. Mi trovo travolto dalle mille attività di una giornata: il lavoro, la casa, la famiglia, gli amici, un po’ di film o serie tv, quando c’è tempo, la lettura di un romanzo. Magari finisco per ritrovarmi a fine giornata e mi rendo conto di non aver avuto neanche un momento per godermi un po’ di musica in santa pace.
Allora, come unica alternativa, mi adatto ad ascoltare musica – con auricolari di qualità spesso discutibile e attraverso lo smartphone – distrattamente mentre faccio altro, in cucina, negli spostamenti, a lavoro, mentre mangio… Ma, costretto a optare per questa scelta, è inevitabile che molto di quello che ascolto vada perduto, confuso nel rumore quotidiano, sommerso dalle chiacchiere, dai clacson, dal ronzio degli elettrodomestici, dalle interruzioni del telefono che squilla, inesorabile, al momento sbagliato. E quello che mi rimane, sempre che mi rimanga qualcosa, è solo qualche brandello, un passaggio particolarmente impellente, una canzone immediatamente orecchiabile, un cantato subito riconoscibile.
L’oblio è il destino di tutto ciò che non mi colpisce istantaneamente, di tanta musica che, probabilmente, avrebbe bisogno di tempo per essere davvero compresa e introiettata. Di tempo e di spazio, fisico e mentale.
Deve averlo capito, alla fine, Glenn Donaldson che condividere le proprie canzoni in rete senza pubblicarle su supporto fisico era veramente uno spreco. Il suo progetto The Reds, Pinks and Purples, arriva da lontano: è il prosieguo della sua precedente band, The Art Museums, il cui breve percorso alla fine degli anni 2000 ha coinciso con il periodo più esplosivo della scena indie rock della Bay Area.
Deluso dallo scioglimento della band e dalla successiva tragica perdita del suo ex compagno di avventura, Josh Alper, Donaldson si è rifugiato in un suono DIY, con un progetto strumentale e concettuale chiamato FWY!, senza però mai smettere di scrivere canzoni pop, condividendole, si racconta, con gli amici via e-mail.