Flyte – This Is Really Going To Hurt

Francesco Giordani per TRISTE©

Parlando del grande Charles Baudelaire, l’altrettanto grande Paul Valéry ebbe a osservare che “ogni classicismo presuppone un romanticismo anteriore”, perché “l’essenza del classicismo è di venir dopo”, e “l’ordine presuppone un certo disordine che esso ha il compito di ridurre” (traggo la citazione da questo splendido saggio).

Non so, né mi azzardo a sostenere che quella appena citata sia una Legge sempre valida nelle vicende spesso intricate della storia dell’arte ma certo essa mi aiuta a comprendere il senso di un’opera come This is really going to hurt, dei londinesi Flyte.
Il terzetto londinese, che mutua il nome da Sebastian Flyte, protagonista di Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh (e successive trasposizioni filmiche), con il suo secondo album conferma il proprio status di felice quanto isolata eccezione, per così dire “controriformistica”, nell’odierno panorama neo(post)punk anglo-irlandese.

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Joel Gabrielsson – Citadel

Peppe Trotta per TRISTE©

Se mi si chiedesse quali sono le città del mondo in cui si concentra gran parte della produzione musicale non potrei che rispondere Londra e New York.
Per me e coloro che appartengono alla mia generazione si tratta di una certezza: sono quelli i luoghi dove più si creano canzoni di successo ed in effetti fino a qualche tempo fa ciò corrispondeva al vero. Recentemente ho scoperto con sommo stupore che le cose adesso non stanno più così.

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Departure Lounge – Transmeridian

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Desidero partire: non per le Indie impossibili, o per le grandi isole a Sud di tutto, ma per qualsiasi luogo, villaggio o eremo, che abbia in sé il non essere questo luogo. Voglio non vedere più questi volti, queste abitudini e questi giorni.
(Fernando Pessoa – Il Libro dell’Inquietudine)

Non è tanto il fatto di rimanere chiuso in casa, confinato nel mio comune, impossibilitato a muovermi fuori regione, segregato entro gli angusti confini del mio Paese. La mia vera difficoltà, con l’andare del tempo, è diventata il non poter neanche sperare di muovermi, di spostarmi, il non poter programmare non dico un viaggio, ma neanche un’escursione. Il mio peggior nemico è diventato quel confine che non ho potuto fare altro che crearmi nella testa.
Non riesco più a parlare con un amico lontano e immaginare di andare presto a trovarlo, né guardare un documentario su un posto esotico e sognare di raggiungerlo, prima o poi.
Ho difficoltà anche a immaginare un aeroporto, una sala d’imbarco, un duty-free. Non sarà facile, neanche in questo senso, ritornare a una parvenza di normalità.

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Dry Cleaning – New Long Leg

Francesco Amoroso  per TRISTE©

36. Fear of dropping your soda as it hit the ground and fiz on you.
89. Fear of roller skating down hill when you haven’t learned how to stop is scary.”

(Michael Bernard Loggins – Fears of Your Life)

Molto spesso, soprattutto agli albori dell’epopea del rock and roll, giovani e aggressivi PR erano ingaggiati per costruire intorno alle band da lanciare sul mercato una sorta di mito della fondazione. Il momento in cui i membri della band si incontravano per formare qualcosa di speciale doveva essere indimenticabile e significativo. E così incontri casuali in una stazione del treno o banali incontri durante feste parrocchiali si trasformavano in epifanie artistiche nate ascoltando vecchi dischi di rhythm & blues o intorno a un pianoforte sul quale suonare “Long Tall Sally”.

Le cose, in fondo, non sono cambiate tantissimo, anche se la vicinanza agli artisti che i social network ora permettono ha tolto loro gran parte di quell’aura di magia e misticismo infusa nelle rockstar di un tempo.
Eppure un piccolo “mito di fondazione” non si nega a nessuno.
Per il quartetto di South London Dry Cleaning, tuttavia, non è stato necessario chiamare un aggressivo PR (e, comunque, i PR non sono più efficaci come una volta, ammettiamolo).

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Olec Mün and Michael Sarian – Makara

Peppe Trotta per TRISTE©

I misteriosi paesaggi delle profondità marine sono da sempre fonte di tenebrosa suggestione.
Al suo interno, tra mito e letteratura, sono innumerevoli le creature che vi si annidano alimentando un immaginario fervido ed oscuro.
Basti pensare al Leviatano biblico o a Scilla e Cariddi, all’ittiosauro di Viaggio al centro della terra o all’enorme mostro marino di Ventimila leghe sotto i mari.

Ad uno di essi, il Makara della mitologia indiana, è ispirata ed intitolata la prima collaborazione tra l’argentino residente a Barcellona Marcelo Schnock alias Olec Mün e il canadese di stanza a New York Michael Sarian.

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