TRISTE© Radio per Indi(e)pendenze 2

Radio is a sound salvation
Radio is cleaning up the nation
They say you better listen to the voice of reason
But they don’t give you any choice
‘Cause they think that it’s treason
So you had better do as you are told
You better listen to the radio

(Elvis Costello – Radio, Radio)

Riflettendoci con un po’ di calma, è stato nel momento esatto in cui la televisione ha invaso il campo della radio che è iniziato il declino.
Certo, ci sono stati, per un po’, anni di vacche grasse: Mr. Fantasy, Videomusic, MTV (soprattutto MTV 120 Minutes, naturalmente), ma i Buggles ci avevano visto benissimo e sono stati, purtroppo, profetici. Il video non solo ha assassinato la star della radio, ma ha finito per contaminare tutto, annacquando (definitivamente?) anche la forza dirompente della musica per standardizzarla ai gusti della massa (nel contempo facendo provare a quella stessa massa, con un paio di tatuaggi sulla faccia e qualche innocua volgarità, anche il brivido di una falsa trasgressione).

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Robbi Curtice – Nothing To Write Home About

Francesco Amoroso per TRISTE©

“Not only has there never before been a society so obsessed with the cultural artifacts of its immediate past, but there has never before been a society that is able to access the immediate past so easily and so copiously.”
(Simon Reynolds – Retromania)

Sostiene Simon Reynolds, in quello che -senza dubbio- è il saggio più importante per comprendere il mondo della musica “leggera” dell’ultimo quarto di secolo- che l’era pop in cui viviamo adora tutto ciò che è retrò e commemorativo. La musica pop(ular) in passato creava un senso di speranza, continua Reynolds, era proiettata verso il futuro e produceva movimenti innovativi come la psichedelia negli anni 60, il post punk negli anni 70, l’hip-hop negli anni 80 e la rave-culture negli anni 90. La musica degli anni Duemila, invece, è stata prima minacciata, poi spodestata, infine annientata dal passato. E, se all’inizio il problema era soprattutto industriale – revival, ristampe, cofanetti, edizioni rimasterizzate, reunion di band, pubblicazione di biografie, memoir e documentari- da molto tempo ormai è una questione d’ispirazione: invece di produrre nuova musica per esprimere se stessi, i giovani artisti e le band esordienti sono saldamente ancorati alla musica del passato. Ne siamo rimasti invischiati tutti.

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(Make Me A) TRISTE© Mixtape Episode 116: This Is The Kit

This Is The Kit (©Cedric Oberlin)

This Is The Kit, the nom de plume of Kate Stables, has been in existence since the 00s, when Kate moved to Bristol and started playing and collaborating with local musicians.
Now, based in Paris, Kate Stables’ group This Is The Kit have five albums under her/their belt. This Is The Kit’s first album, Krülle Bol (2008), was produced in Bristol by John Parish. The band’s second album, Wriggle Out the Restless, was released in 2010 with the help of Rozi Plain, Jim Barr and Francois & the Atlas Mountains. In 2015 their third studio LP Bashed Out was produced by Aaron Dessner of The National on his Brassland label. In 2017 the band’s fourth LP Moonshine Freeze was released on Rough Trade. In 2018, Stables was invited to join The National on the road for multiple tours and TV appearances – a continuation of her contributions on their album I Am Easy To Find. Their second album for Rough Trade Records, Off Off On, (2020) was recorded just before the pandemic forced the world to pause, with producer Josh Kaufman, a New York-based musician, Hold Steady collaborator and member of Bonny Light Horseman and Muzz. Careful Of Your Keeper, the sixth album by This Is The Kit, produced by Gruff Rhys, will be out tomorrow, June 9th, again on Rough Trade.

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Alex Pester – Better Days

Francesco Amoroso per TRISTE©

La giovinezza ha gli occhi limpidi, ha uno sguardo sincero e un po’ sperduto, nel quale si intravede già lo sgomento della perdita e, insieme, è presente un’innocente e innata fiducia nel futuro, che riesce, anche solo per un momento, a prescindere da qualsiasi prospettiva funesta.
C’è qualcosa di fatato nella giovinezza. Qualcosa che, ogni volta che la guardo dritta negli occhi, mi rende le gambe molli, mi impedisce di muovermi, di respirare al solito ritmo, di pensare.
La giovinezza è negli occhi incerti ma ridenti di un bambino di dieci anni che si allontana eccitato e smarrito ed è nello sguardo risoluto e introverso di un ventenne, che guarda verso giorni migliori, anche a discapito di ogni logica.
Alex Pester è (almeno in musica) l’incarnazione della speranza di questi giorni migliori (anche a discapito di ogni logica).

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The Golden Dregs – On Grace & Dignity

Francesco Amoroso per TRISTE©

Non fate che dire la verità,
e questo è ingiusto
(Fedor Dostoevskij – L’idiota)

Se la frase in esergo vi sembra un paradosso vi invito a rileggere il romanzo da cui è tratta.
La verità, nuda e cruda, è quasi sempre priva di compassione, non ha a che vedere con i sentimenti, con l’umanità, con la dignità e, tanto meno, con la grazia.
La verità ha sempre bisogno di essere un po’ edulcorata per essere accettabile e, spesso, ha bisogno di essere ben celata perché può risultare davvero troppo difficile da digerire.
Quando Benjamin Woods ha perso il suo lavoro nel 2020, a causa della pandemia (pare lavorasse in un bar all’interno della Tate Modern), è dovuto tornare a vivere con i suoi genitori, a Truro, in Cornovaglia e, nel pieno del desolato e umido inverno, si è messo a spalare fango in un cantiere edile. Scrivere un album su questa esperienza, filtrata da fango e pioggia, rimuginando sulla perdita dell’innocenza e sulla durezza della vita sarebbe stato scrivere di verità e, per questo, ingiusto. Così come troppo vero (e altrettanto ingiusto, quindi) sarebbe stato raccontare l’infanzia in Cornovaglia, regione piena di contraddizioni, nella quale i turisti sono più numerosi dei residenti e l’inverno è fatto di squallore, solitudine e noia.

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