Lisa/Liza – Breaking And Mending

Francesco Amoroso per TRISTE©

It must surely be true that there is no such collective domain of joy as there is of sorrow. You can’t be sure that another man’s happiness resembles your own. But where the collective of pain is concerned there can be little doubt at all.
(Cormac McCarthy – The Passenger)

Sembra quasi che alcuni autori abbiano in loro possesso (senza che gli sia stata mai consegnata) la chiave della nostra anima. O, per meglio dire, abbiano accesso a quel percorso -che con il tempo si fa sempre più stretto e impervio- che consente loro, e solo loro, di arrivare direttamente al nostro strato più profondo (quale che ne sia il nome) senza neanche dover passare per i sensi.
Ogni volta che mi capita di ascoltare la voce e le canzoni di Lisa Victoria, che ha scelto lo strano nome d’arte di Lisa/Liza, ho esattamente questa sensazione. Non mi è necessario comprenderne subito i testi né ho bisogno di rielaborare ciò che ha ascoltato, perché i suoi suoni e le sue parole me le ritrovo, all’improvviso, dentro, in profondità, a far vibrare quel piccolo cristallo che forse si trova da qualche parte e che risuona sempre più raramente.

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Tiny Ruins – Ceremony

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ovunque, nel corso dei secoli, la mancanza di originalità è stata stimata la
prima qualità e la migliore garanzia dell’uomo assennato, pratico e dotato di senso
degli affari, per lo meno il novantanove per cento delle persone (dico per lo meno)
l’hanno pensata così, e solo uno su cento, seppure, ha avuto ed ha un’opinione
diversa.

(Fedor Dostoevskij L’idiota)


È possibile che il buon Fedor, con questa affermazione, che apre la terza parte de L’Idiota, stesse giustificando se stesso e la sua scarsissima propensione agli affari, ma, quale che ne fosse il motivo, non c’è dubbio che è una bella consolazione sapere che uno dei più grandi scrittori di sempre la pensi un po’ come me. Da sempre, infatti, sono dell’opinione che, in ambito musicale (perché, in fondo è di questo che qui si parla), il successo e la ricchezza possano essere raggiunti ormai quasi esclusivamente da chi, molto più del talento e della passione, è dotato di senso pratico, di un certo cinismo e di nessuna originalità.
Qualità (?) queste che ritengo scarseggino ad artisti che amo profondamente. Come Tiny Ruins.

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Cloth – Secret Measure

Francesco Amoroso per TRISTE©

Un pattern di batteria secco. Una voce sussurrata ed eterea, vagamente inquietante, un suono minimalista e sognante con linee di basso profonde che contendono lo spazio alla chitarra elettrica, dinamica e asciutta.
Capita di innamorarsi di una canzone (e della band che la suona) al primo ascolto, ma non troppo spesso. Con Old Bear, all’inizio del 2020, a me è successo.
Il 2020 sembra un paio di ere fa: un anno diverso da qualsiasi altro, vissuto tra paura e sconcerto, un anno nel quale tutti i nostri punti di riferimento, tutti i nostri schemi sono saltati, portandoci a rifugiarci sempre di più nell’intimo, negli affetti, nei nostri angoli sicuri.
Per me la musica è sempre stata il luogo (mentale) di rifugio per eccellenza e in quel “lontanissimo” 2020 non ho fatto altro che immergermici in maniera ancora più profonda, sempre alla ricerca di suoni e parole che potessero portarmi un po’ di conforto, un po’ di pace interiore.
E’ stato proprio intorno all’inizio di quello “strano” anno che ho scoperto i Cloth.

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Matt Maltese – Driving Just To Drive

Francesco Amoroso per TRISTE©

Qui non si tratta solo di essere (ancora) giovani o di sentirsi vecchi. Qui si tratta del proprio rapporto con il tempo. Penso spesso a quando, da bambino, passavo interi pomeriggi a non far niente, perso tra fantasticherie e giochi estemporanei, tra momenti di noia e intensi attimi di divertimento, tra merende, chiacchiere, passeggiate, giornaletti, parco giochi e interminabili partite di pallone. Erano pomeriggi infiniti, eppure, se solo mi avessero chiesto come avevo passato il mio tempo, non avrei saputo rispondere altro che: “Non ho fatto nulla”.
Anche nella tarda (e tardissima) adolescenza, nonostante le opportunità e il tempo a mia completa disposizione si fossero, inevitabilmente, ridotti, capitava di avere giorni, pomeriggi, magari anche solo pochi momenti, durante i quali si poteva pensare a fare qualcosa tanto per farlo. Una delle cose più vicine alla spensieratezza dell’infanzia era certamente fare un giro in macchina e ascoltare la musica che usciva dall’autoradio e dalle sue casse spesso gracchianti. Erano momenti forse inutili, attimi che non significavano nulla, ma la sensazione di fare qualcosa per il solo gusto di farla, senza alcun obbligo o necessità (per quanto spesso autoimposta) conferiva loro un’aura di unicità, un senso di libertà che assaporavo alacremente, anche se probabilmente ancora inconsapevole della nostalgia con cui li avrei guardati a posteriori.

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Un 1° Maggio TRISTE© – Canzoni per accompagnare fave e pecorino

So bene che il 1° Maggio si dovrebbe andare in corteo a manifestare la propria solidarietà a tutti coloro che lavorano e soprattutto a quelli che, pur lavorando, non riescono a ottenere (o a mantenere, visti i tempi che corrono) i diritti fondamentali che spetterebbero a tutti e, in particolare, a chi, con la propria fatica contribuisce quotidianamente al benessere della comunità.
Eppure siamo convinti (fortemente) che anche gli artisti siano lavoratori e che contribuiscano come e più di altri a rendere la vita degna di essere vissuta. Così, questo 1° maggio lo dedichiamo a loro (nonostante l’uso, per questa raccolta, del peggior nemico dei lavoratori della musica…). Lo facciamo nell’unico modo che conosciamo: ascoltando musica e diffondendola (per quel che possiamo).

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