TRISTE© Radio per Indi(e)pendenze 2

“Radio is a sound salvation
Radio is cleaning up the nation
They say you better listen to the voice of reason
But they don’t give you any choice
‘Cause they think that it’s treason
So you had better do as you are told
You better listen to the radio
“
(Elvis Costello – Radio, Radio)

Riflettendoci con un po’ di calma, è stato nel momento esatto in cui la televisione ha invaso il campo della radio che è iniziato il declino.
Certo, ci sono stati, per un po’, anni di vacche grasse: Mr. Fantasy, Videomusic, MTV (soprattutto MTV 120 Minutes, naturalmente), ma i Buggles ci avevano visto benissimo e sono stati, purtroppo, profetici. Il video non solo ha assassinato la star della radio, ma ha finito per contaminare tutto, annacquando (definitivamente?) anche la forza dirompente della musica per standardizzarla ai gusti della massa (nel contempo facendo provare a quella stessa massa, con un paio di tatuaggi sulla faccia e qualche innocua volgarità, anche il brivido di una falsa trasgressione).

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(Make Me A) TRISTE© Mixtape Episode 117: Ginny

Ginny

Ginny is a young Italian multi-instrumentalist and songwriter Ginevra Fenoglio, who sings and plays keyboards and guitars on her debut EP If I’m Not Loving You, out now on Swiss label EEEE Records. Backed by a band including the EP’s producer Paolo Spaccamonti on electric guitars, Federico Marchesano on double bass and Dario Bruna on Marimba, Ginevra Fenoglio pens six alt-folk, indie folk songs with gentle acoustic textures, between guitars, string inserts and subtle synth lines. The mood on all the tracks is one of great simplicity and candour and Ginny’s vocals are lovely.

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Keaton Henson – House Party

Peppe Trotta per TRISTE©

È passato oltre un decennio da quando la pubblicazione di Dear rivelava la scrittura intimista e crepuscolare di Keaton Henson e da allora ogni tassello discografico prodotto è servito a dare conferma del suo indiscutibile talento. Canzoni sussurrate a cuore aperto soprattutto, ma anche sporadiche impennate elettriche e pura composizione priva di parole hanno scandito lo sviluppo artistico di un autore profondamente schivo ed introverso, incline ad una naturale malinconia.

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Robbi Curtice – Nothing To Write Home About

Francesco Amoroso per TRISTE©

“Not only has there never before been a society so obsessed with the cultural artifacts of its immediate past, but there has never before been a society that is able to access the immediate past so easily and so copiously.”
(Simon Reynolds – Retromania)

Sostiene Simon Reynolds, in quello che -senza dubbio- è il saggio più importante per comprendere il mondo della musica “leggera” dell’ultimo quarto di secolo- che l’era pop in cui viviamo adora tutto ciò che è retrò e commemorativo. La musica pop(ular) in passato creava un senso di speranza, continua Reynolds, era proiettata verso il futuro e produceva movimenti innovativi come la psichedelia negli anni 60, il post punk negli anni 70, l’hip-hop negli anni 80 e la rave-culture negli anni 90. La musica degli anni Duemila, invece, è stata prima minacciata, poi spodestata, infine annientata dal passato. E, se all’inizio il problema era soprattutto industriale – revival, ristampe, cofanetti, edizioni rimasterizzate, reunion di band, pubblicazione di biografie, memoir e documentari- da molto tempo ormai è una questione d’ispirazione: invece di produrre nuova musica per esprimere se stessi, i giovani artisti e le band esordienti sono saldamente ancorati alla musica del passato. Ne siamo rimasti invischiati tutti.

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Baxter Dury – I Thought I Was Better Than You

Francesco Amoroso per TRISTE©

Lo ammetto subito.
Ho un debole per Baxter Dury. Ce l’ho da sempre. O, per essere più precisi, da quando, ventuno anni fa, ho ascoltato per la prima volta, nella polverosa sede della Rough Trade (West) di Talbot Road a Ladbroke Grove, Oscar Brown.
Naturalmente, mentre l’ascoltavo, non sapevo cosa stavo ascoltando, ma ne ero stato così immediatamente colpito che, nonostante il mio inglese a dir poco zoppicante, mi sono arrischiato a chiedere al tipo dietro il bancone di cosa si trattasse.
Ho così scoperto (o, almeno, mi è parso di capire…) che era il singolo d’esordio di un artista che incideva proprio per l’etichetta Rough Trade e che il suo album d’esordio era quello che il solerte e affabile commesso mi porgeva.
L’acquisto, a scatola quasi chiusa, è stato, naturalmente inevitabile.

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