Francesco Amoroso per TRISTE©
Esistono dischi che, quando li ascolti, si schiudono davanti a te senza fatica, ai quali bastano pochi passaggi per svelare il loro contenuto, per raccontare le loro storie, per sostenere le proprie affermazioni.
Sono quelli che, inevitabilmente, nell’ambito di una cultura di massa totalmente votata al consumo vorace e velocissimo dei prodotti (più o meno) artistici riescono subito a imporsi all’attenzione non solo o non tanto del pubblico, ma soprattutto di una critica sempre più appiattita e conformata al metodo di fruizione dell’arte, fatta di di totale mancanza di confronto e approfondimento e di recensioni brevi e sciatte, che arrivano dopo un paio (e sono ottimista) di ascolti distratti e la lettura, se va bene, di una press release.




