I Cani – Glamour

I Cani hanno fatto (ha fatto) un disco nuovo. Si chiama Glamour.

Una riflessione recensione cosa che penso. Se vi interessa.

ICani_GlamourParlare de I Cani è diventato impossibile. Putroppo attorno a questo fenomeno musicale (perchè di questo stiamo parlando) si è creato un clima per cui ogni giudizio sembra poco sincero. Un tifo un po’ da stadio, specialmente in negativo (ma anche, di rimando, in positivo), causato da un ambiente che mediamente non accetta il successo maturato a proprie spese. Con l’aggiunta del solito problema un po’ provincialotto dell’Italia tutta per cui, a parità di bravura/bellezza/capacità, è sempre meglio qualcosa di più lontano, qualcosa che non ci faccia pesare troppo i nostri tentativi falliti.

La cosa nasce già con il primo disco (Il sorprendente…): un progetto di cui nessuno conosce nulla riesce a montare un hype a cui poco siamo abituati nel panorama musicale italiano, e se ne esce con un album in cui racconta freddamente un mondo in cui molti di noi, che ci piaccia o no, a prescindere da Roma, siamo immersi fino al collo, pur fingendo ad ogni costo di starne alla larga.

E certo le mosse di marketing furbe (ed azzeccate) non aiutano a farsi ben volere, perchè mettono dubbi sull’autenticità dell’artista (cosa poi si intenda per autenticità è abbastanza vago, ma è vero che il saperci fare è un arma a doppio taglio). Se a questo si aggiunono le effettive lacune dei live (se sia giusto concedere o meno delle attenuanti ad una band al primo disco, che mai aveva suonato assieme su un palco, lascio a voi giudicare. Sul serio. Non so che pensare), ecco scattare un meccanismo incredibile. Fantastico. Sociologicamente splendido. E assolutamente non nuovo.

I Cani hanno giocato su una cosa, in teoria molto semplice, ma non facile da attuare: prendere in giro se stessi e i propri simili. Da dentro. E’ come Woody Allen, intelletuale Newyorkese, che mette in evidenza le piccolezze di certi ambienti, pur essendone lui stesso parte costituente. Sì, il paragone è molto azzardato, ma se non volete fare troppo i puntigliosi, credo abbiate capito l’idea.

E questo genera almeno tre cose. Il sorriso, di chi come me prende poco sul serio se stesso e un certo ambiente di cui bene o male fa parte. Il fastidio, di chi vede in questo un mix tra lo sputare nel piatto dove si mangia e il farsi facile pubblicità con un finto tocco snob (che, voluto o no, effettivamente è percepibile nell’impostazione dei testi). Il salto mortale all’indietro, splendido e fantastico di cui parlavo prima: se l’atto di chi vuole smascherare un mondo con evidenti problemi di “sincerità” come quello indie diventa immediatamente un gesto manieristicamente cool, ancora più cool diventa dire che I Cani ci fanno schifo.

E quindi (scusandomi per tutte queste parole, pure un po’ pedanti e lontane dalla linea del nostro blog), tutto questo spiega perchè de I Cani non si può più parlare. Ogni parola viene soppesata ed inquadrata nel contesto dietrologico del “fa figo essere pro” o “fa figo essere contro” I Cani. Anche le parole sincere si perdono dentro questi meccanismi, sia le critiche che gli apprezzamenti, entrambi comprensibili.

Quindi vi dirò poche cose: io penso che i testi de I Cani siano veramente ben fatti. Sono storie, che fanno (più o meno) parte di noi. E che ci raccontano finalmente un certo mondo non mutuandolo dall’estero ma parlandone da una prospettiva che è quella che ci è più vicina, quella Italiana. E questo dovrebbe quantomeno interessare, perchè la maggior parte di noi non abita nè a Williamsburg o Silver Lake, nè a Shoreditch o Kreuzberg. Anche se descrive la propria vita come se ci vivesse.

Per quanto riguarda le musiche, io le ho percepite sempre come un supporto a queste storie. Alcune molto catchy e orecchiabili (in verità quasi tutte quelle del primo disco), altre meno interessanti. E in questo sì, alcuni dei pezzi del nuovo album li ho apprezzati meno. Forse alcune canzoni, in Glamour, sono un po’ troppo pop. In senso negativo.

Ma Come Vera Nabokov, Corso Trieste, Non c’è niente di Twee e Lexotan sono molto riuscite. Specialemente quest’ultima, nonostante non abbia mai fatto uso in vita mia di ansiolitici o in generale di psicofarmaci (qualcuno direbbe che ne avrei bisogno), devo ammettere con sincerità che mi tocca molto. In un disco dove c’è, rispetto al precedente, una maggiore attenzione all’orizzonte personale, molto apprezzabile è anche il riconoscimento ai Fine Before You Came (e ai Gazebo Penguins, in collaborazione) e ad un approccio che, benchè molto nascosto, è forse l’orizzonte che più si adegua all’approccio de I Cani.

Forse l’impatto del primo disco è stato più grande, più “sorprendente”. Ma anche in questo secondo album sono ben evidenti le forze (e i limiti) di un progetto molto interessante. Che, in generale, vi invito ad approcciare con maggiore serenità ed autoironia.

Perchè ricordate, “L’indie è morto, evviva l’indie“.

Un pensiero su “I Cani – Glamour

  1. Pingback: I Cani @ Circolo degli Artisti (Roma) – 5/12/2013 | Indie Sunset in Rome

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