Honeyblood – Honeyblood

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Dietro una grande donna, c’è sempre tanto lavoro (?). Mi piace partire così, con stereotipi femministi che fanno tanto Secolo scorso (cioè ventesimo, 1901-1999 ndr). Lo dico perché ieri ero sulla metro ed è entrato un tipo col kilt scozzese e mi ha subito fatto ricordare che le Honeyblood sono di Glasgow. La cittá piú pericolosa del Regno Unito.

Ma nondimeno, mi ha ricordato la forza degli stereotipi e dei pregiudizi. Una breve descrizione del personaggio a questo punto mi sembra necessaria: 50 anni e rotti, cresta lunga 10 cm e tenuta su con probabilmente sei bombolette di lacca spray (thank you, firmato buco dell’ozono), camicia bianca e giacca nera in pelle con le borchie, kilt in tweed verde e blu, infradito nere. Non è finita, aveva una decina di piercing distribuiti casualmente sul corpo  – tipo Mikado (il gioco) –  e dulcis in fundo, smalto dorato alle dita dei piedi. Così, a spregio.

Anyway, il punto è che nessuno sulla metro ha fiatato, riso o guardato il personaggio con quello sguardo del tipo:” ma pensa te!”. Nessuno, e tutti l’abbiamo chiaramente notato.
Ecco, se volevate uno stereotipo dell’Inghilterra, ve l’ho appena descritto.

HoneybloodMa se ci dovessimo basare sugli stereotipi, nessuno darebbe credibilità ai Glasvegians. E di conseguenza a Glasgow, la città più rough and tough del Regno Unito. Si, perché oltretutto é senza dubbio quella con l’accento più duro e difficile da capire, pure peggio del brummie!

Ma come diceva De André, non si sa mai da dove vengono fuori i diamanti. O giù di li. E le Honeyblood non si sa come, un diamante lo sono. Grezzo si, femminista/femminile al punto giusto, senza esagerare. Ed il loro album è un piccolo gioiello di consistenza, con quelle ballate un po’ sghembe tipo Bud o quelle linee di basso un po’ tirate a svelare che “what doesn’t kill you just make you stronger” di Choker.

Poi la dolcezza di Joey, e Braid Burn Valley a scaldare l’atmosfera. Un debutto degno di nota, soprattutto quando un duo femminile riesce a rappresentare tutti gli stereotipi del caso, ma in qualche modo, riesce ad essere imprevedibile ed originale.

Merito di tanto lavoro? Non credo, ma tanto talento magari si.

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