Savage Mansion – Revision Ballads


Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

A Perth (in Scozia, non in Australia), al di là del fiume Tay su cui sorge la città, si trova il bellissimo Scone Palace.

Se capitate in una giornata di sole potreste pensare, come me, che sia una buona idea farsi una bella passeggiata dal centro per andare a visitarlo. Vi consiglio però di controllare bene gli orari di apertura e dei mezzi pubblici, e tenere di conto che dall’ingresso dei giardini al castello dovrete camminare, in leggera salita, per circa una ventina minuti.

Fatelo, altrimenti potreste trovarvi a fare una mortale corsa contro il tempo, come me, e a fermare macchine per chiedere un passaggio per riuscire a prendere l’ultimo bus.

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Martha Ffion – Sunday Best

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Mi ha sempre stupito molto come dalla Scozia, o meglio, dal clima scozzese, siano scaturite così tante gemme di pop dalle atmosfere fresche e “sbarazzine”.

Certo non sempre i testi accompagnano la “solarità” delle melodie (Belle & Sebastian docet), ma forse tutto quel buon whisky aiuta a prendere la vita in modo più positivo.

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White – One Night Stand Forever

Francesco Giordani per TRISTE©

Un disco come One Night Stand Forever mi rincuora non poco. Anzi: mi conforta.

Perché mai? Perchè nel suo molto piccolo esso dimostra, almeno a me (che da giorni lo sento e risento, a intervalli più o meno regolari), perché dimostra, dicevo, che in fondo non ho sognato tutto.

Aggiungerei pure: fosse uscito dieci anni fa, (nel 2007, poniamo) questo One Night Stand Forever, tutti o quasi, con ogni probabilità, saremmo stati costretti a parlarne. Essendo uscito invece oggi, nel 2017, si stenta quasi (con un certo personale sgomento) a trovarne in giro anche la più scarna recensione, che non sia peraltro un taglia e cuci dello stesso comunicato stampa.

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The Pastels – Up For A Bit With The Pastels

Francesco Amoroso per TRISTE©

Le ricordo ancora in maniera vivida le estati della mia prima adolescenza.

Iniziavano a giugno e sembravano eterne. I giorni si susseguivano pigri, piacevolmente monotoni e il fatto che non ci fosse nulla da fare, nessuna attività programmata o necessaria, nessun compito da portare a termine, li rendeva ancor più amabili e interminabili.

Spendevo il mio tempo, per lo più, su una anonima spiaggia adriatica (una “seaside town that they forgot to bomb…” avrebbe detto Morrissey, non fosse che, durante la guerra, era stata praticamente rasa al suolo ) a cuocere sotto il sole, in mezzo a tanti altri ragazzi e ragazze della mia età, nella convinzione che la vita vera sarebbe sì cominciata prima o poi, ma di certo non prima della fine delle vacanze.

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V/A – It Is Something To Have Been

va_itissomethingtohavebeenVieri Giuliano Santucci per TRISTE©

It is something to have wept as we have wept,
It is something to have done as we have done,
It is something to have watched when all men slept,
And seen the stars which never see the sun.

Sarebbe bello poter dire, alla fine, di aver vissuto “una vita immeritatamente felice”. E’ quello che disse Gilbert Keith Chesterton prima di morire.

Ma anche quando le cose non vanno per il meglio, cerchiamo di ricordarci che, dopo tutto, “it is something to have been”.

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Marie Collins – Hands Over Ears EP

Non so se è per tutto quel buonissimo whisky, ma in Scozia sembra esserci una diffusa atmosfera di dolcezza. Quantomeno in ambito musicale. E se il nome dei Belle & Sebastian dovrebbe spiegare questa mia (azzardata?) affermazione, certo non è solo la band di Stuart Murdoch a fare della Scozia una delle indiscusse patrie dell’indie pop.

Per aggiungere tenerezza a questa splendida terra, oggi vi parliamo di una nuova interessante artista: da Glasgow, Marie Collins e il suo Hands Over Ears.

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Honeyblood – Honeyblood

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Dietro una grande donna, c’è sempre tanto lavoro (?). Mi piace partire così, con stereotipi femministi che fanno tanto Secolo scorso (cioè ventesimo, 1901-1999 ndr). Lo dico perché ieri ero sulla metro ed è entrato un tipo col kilt scozzese e mi ha subito fatto ricordare che le Honeyblood sono di Glasgow. La cittá piú pericolosa del Regno Unito.

Ma nondimeno, mi ha ricordato la forza degli stereotipi e dei pregiudizi. Una breve descrizione del personaggio a questo punto mi sembra necessaria: 50 anni e rotti, cresta lunga 10 cm e tenuta su con probabilmente sei bombolette di lacca spray (thank you, firmato buco dell’ozono), camicia bianca e giacca nera in pelle con le borchie, kilt in tweed verde e blu, infradito nere. Non è finita, aveva una decina di piercing distribuiti casualmente sul corpo  – tipo Mikado (il gioco) –  e dulcis in fundo, smalto dorato alle dita dei piedi. Così, a spregio.

Anyway, il punto è che nessuno sulla metro ha fiatato, riso o guardato il personaggio con quello sguardo del tipo:” ma pensa te!”. Nessuno, e tutti l’abbiamo chiaramente notato.
Ecco, se volevate uno stereotipo dell’Inghilterra, ve l’ho appena descritto.

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