Karen O – Crush Songs

Nell’aereo che mi ha portato a casa, quella temporanea che mi ha accolto per diverso tempo e che probabilmente lascerò fra qualche mese, c’era un ragazzo. Uno di quelli che dice cose del tipo: “io non parlo a gente che non capisce un pezzo come Wedding Song cantato da Karen O”. Insomma, uno che mi somiglia un po’.

Ed osservandolo bene, ho capito il significato del detto: home is where your heart is. Non so cosa dica ad ognuno di voi, quali immagini risvegli nella vostra mente, in quanto a me, fa pensare al mare.

Se sia quello celeste che si sposa incantevolmente con la roccia calcarea del Sud della Francia o quello blu della pietra più scura del Levante Ligure ancora non lo so. Il tempo sarà il miglior giudice. O forse il miglior branzino alla griglia.

Karen_O_Crush_Songs_-_Final_Album_Packshot

Ed al tempo stesso queste immagini mi fanno pensare a quanto la semplicità sia importante, a quanto il significato di questa parola sia labile ed ambiguo. Ad esempio c’è chi potrebbe definire semplice un disco come Crush Songs. Ed alla fine non ci andrebbe nemmeno troppo lontano, dato che si tratta di una manciata di canzoni brevissime, perlopiù composte da accordi semplici e da arrangiamenti pressoché inesistenti. Tutte canzoni registrate a casa, volutamente lo-fi. E potrei anche essere d’accordo con una tale interpretazione, se mi limitassi alla forma. Ma Karen O è soprattutto sostanza.

La sostanza di questo disco infatti svela un’artista alle prese con le proprie memorie: don’t tell me they are all the same, cos even the sound of his name carries me over the reach, sussurra in Ooo, il pezzo che introduce l’album. E ne determina il mood.

È difficile apprezzare la semplicità, soprattutto quando riesce a nascondere un sottobosco intricato di profondità. In certi casi come questo, si riesce a celarlo solo grazie ad una delle qualità più incredibili che si possa avere: la compostezza.

Se è vero, come sostiene Fulvio Pierangelini, che sia molto più difficile dimostrare di essere un grande chef con una pasta al pomodoro. Allora è facile capire come sia meglio che Sufjan Stevens canti Casimir Pulaski Day ed è meglio che sia Karen O a cantare pezzi come Body, Day Go By, Ooo, Rapt.

Se è vero che amate Wedding Song o Maps o The Moon Song, allora date tempo a questo album, perchè come direbbe il ragazzo dell’aereo: gli somiglia un po’.

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