Anna Meredith – Varmints

Io penso che i nostri giudizi siano un po’ come la nostra percezione visiva. Per quelli che non sono troppo familiari con il concetto, vi dico semplicemente che quello che vediamo è composto da una miriade di istantanee che vengono registrate dal nostro sistema visivo e poi ricomposte dal nostro cervello.

Finisce cosi che, a volte, l’idea che ci facciamo di una cosa è basata sulla nostra percezione dei dettagli: quelli che riusciamo ad estrarre dalla miriade di informazioni visive che ci circondano.

Varmints è un disco che ti riempie di dettagli meravigliosi, una tempesta.

Varmints-Packshot

Anna Meredith é prima di tutto una compositrice che ha avuto una formazione musicale classica, una di quelle cose che ti permette di accentuare la percezione dei dettagli, ma al tempo stesso avere una visione globale della musica. Un gioco di macro/micro percezione che sembra renderle più semplice creare brani che sconfinano in progressioni liturgiche elettroniche, senza mai perdere il filo della trama.

Taken, Something Helpful, Last Rose o Dowager hanno, ad esempio, una costruzione ed una melodia pop e nonostante una ricerca di suoni dettagliata, restano dei pezzi facilmente fruibili. Al tempo stesso, sono i pezzi come The Vapours, Scrimshaw, Honeywords che mi fanno innamorare dell’album.

Ci sono archi che vengono presi in prestito dall’Andrew Bird più ispirato (I dreamed you were a cosmonaut of the space between our chairs) e passaggi che ricordano il Jon Hopkins di Immunity: siamo nel sottile filo che separa l’elucubrazione mentale dalla poesia e tutto viene messo in evidenza nella conclusiva Blackfriars.

Sono quindi i dettagli o le sovrapposizioni (le occlusioni ?), la capacità del nostro sistema cerebrale ad emancipare le informazioni importanti sonore o fisiche, a rendere tutto più interessante; a comporre il nostro filtro percettivo che ci aiuterà a distinguere la qualità delle cose e a definire di conseguenza la differenza fra ciò che vale la pensa di amare e ciò che invece è destinato all’oblio.

O forse sono solo le capacità di un’artista incredibile.

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