Allah-Las – Calico Review

allahlas_calicoreviewSara Timpanaro per TRISTE©

Mi ricordo che spesso da bambina mia madre mi sorprendeva in camera sua davanti allo specchio con la musica ad altissimo volume, intenta a simulare uno dei migliori concerti della mia carriera.

Così, con le mani che magicamente facevano comparire un microfono, accompagnata dalla migliore band del momento, mi esibivo per il mio vastissimo pubblico, con tanto di applausi alla fine!

Oggi, a 33 anni, non è cambiato nulla.

Per affrontare al meglio le giornate a volte noiose o stressanti (o perché mi gira così), rifugiarmi nella musica rimane il mio passatempo preferito. Come e dove non ha importanza: in giro, in bicicletta o dentro la mia macchina.

Ma ciò che mi spinge a fare queste figuracce è dovuto agli effetti positivi che produce la musica nel mio cervello, perché libera di immaginarmi come e dove più desidero.

Stati d’animo e musica sono uniti da questo legame indissolubile. Legame che si concretizza a volte in una maggiore consapevolezza di sé grazie a questo “viaggio spirituale” che spesso le note strimpellate dagli strumenti esaltano.

E in tema di viaggi spirituali ritorna nella mia playlist una band californiana dalle sonorità  psichedeliche e lo-fi: gli Allah-Las, che hanno realizzato il loro terzo album Calico Review, uscito il 9 settembre.

Anche se (storicamente) la corrente psichedelica viene considerata come musica di “fuga” dai sistemi sociali avvertiti come repressivi, Miles Michaud (cantante del gruppo) è consapevole del potere del doppio registro della musica: da un lato l’intrattenimento (far muovere i piedi e il corpo), dall’altro generare riflessioni e pensieri.

Calico Review è stato registrato nello storico Valentine Recording Studios, che ha riaperto le sue porte solo la scorsa estate dopo diversi anni di inattività. E’ uno studio leggendario perché li è stato registrato Pet Sounds dei Beach Boys. E non aggiungo altro.

Nel primo singolo estratto dal gruppo è stato Famous Phone Figure, pezzo dal sapore malinconico e dal forte retrogusto beatlesiano, il sorriso del celebre quadro della Monnalisa è bloccato su un modello vacuo di pseudo celebrità: “Will she make a daisy chain/ With all the comments left in vain/ What’s she got to sell but a pretty face in real estate?”.

In Could Be You, invece, emerge uno stato d’animo legato ai ripensamenti e alle abitudini “malsane” che ci trattengono negli slanci di vita positivi: “But if you had the chance to/ Would you do it all again?”.

Calico Review si fa testimone di un disagio contemporaneo avvertito da tre generazioni, costellate da sentimenti di divisione e di precarietà. Esattamente in pieno spirito anni ’60, i testi degli Allah-Las hanno la responsabilità di dare voce a quella parte di sé non ancora emersa, come in Place in the Sun: “There’s no time to reason why / it’s gotta be this way / Once it’s gone we can’t go on / There’s nothing left to say.”

E’ proprio questo disagio interiore che ci fa muovere, quella sensazione di evasione dai pensieri che ci attanagliano. La ricerca spasmodica di messaggi che abbiano soluzioni. Calico Review, grazie anche ad un sapore vagamente “estivo”, è un ottimo album da ascoltare nei giorni freddi che arriveranno.

Magari anche davanti ad uno specchio mentre qualcuno ti becca ad eseguire un assolo fantasma.

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