Tom Brosseau @Unplugged in Monti @Black Market – Roma, 8/11/2016

tombrosseau_uim2016La gentilezza è una dote ormai sottovalutata. Se unita anche alla pacatezza, poi, sembra essere la cosa più distante dall’immaginario del musicista che mette faccia, musica ed ego sul palco per mostrarsi al proprio pubblico.

La gentilezza e la pacatezza sono due doti sottovalutate. Ma quando si uniscono al talento cristallino diventano un mix irresistibile.

Lo sa benissimo (o forse no?) Tom Brosseau, che alla fine del suo nuovo live per la rassegna Unplugged in Monti (vi avevamo già parlato di lui lo scorso anno) scherza con noi (come me c’erano anche Marica e Francesco: redazione di TRISTE© in prima fila per questo concerto) proprio del suo modo di fare, dicendo che per il futuro cercarà di assomigliare di più ad un vero “bad guy” della scena rock.

Ma è difficile credergli (e nemmeno lui fa sul serio), perchè il suo modo di essere è un tutt’uno con le sue sonorità e le sue liriche: delicate, calde, e sempre molto profonde.

C’è tutto lo “storytelling” (termine abusato ma qui, finalmente, necessario) degli states e del country nella musica di Tom Brosseau, uscito da poco con un nuovo album, North Dakota Impressions, che si aggiunge alla sua già lunga e corposa discografia.

Il North Dakota è la terra natìa di questo musicista, che da qualche tempo ha lasciato Los Angeles per tornare a casa e trarre ancora ispirazione dai paesaggi e dalle storie del midwest.

Un concerto intenso quello che si è tenuto al Black Market di via Panisperna, in cui Tom Brosseau recupera principalmente il suo vecchio repertorio, lasciando comunque spazio a qualche canzone del suo ultimo album.

Se pezzi come Cradle Your Device o Today Is A Bright New Day sono da tempo entrati nell’orecchio degli ascoltatori e sono richieste dallo stesso pubblico romano, la nuova You Can’t Stop è l’esempio di come Tom non perda nessun colpo col passare dei dischi.

Un live davvero intenso, impreziosito anche dalla bellissima cover di I Don’t Want Set The World On Fire dei The Ink Spots, che perfettamente si adatta alle atmosfere del cantautore del North Dakota.

La gentilezza e la pacatezza sono sottovalutate. Ma noi aspetteremo ancora un altro passaggio di Tom Brusseau in Italia, per ricordarci di quanto invece possano essere incisive e profonde.

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