V/A – It Is Something To Have Been

va_itissomethingtohavebeenVieri Giuliano Santucci per TRISTE©

It is something to have wept as we have wept,
It is something to have done as we have done,
It is something to have watched when all men slept,
And seen the stars which never see the sun.

Sarebbe bello poter dire, alla fine, di aver vissuto “una vita immeritatamente felice”. E’ quello che disse Gilbert Keith Chesterton prima di morire.

Ma anche quando le cose non vanno per il meglio, cerchiamo di ricordarci che, dopo tutto, “it is something to have been”.

Queste sono infatti le parole con cui si conclude “The Great Minimum”, poesia di G.K. Chesterton che la Olive Grove Records ha utilizzato per dare il titolo a questo piccolo E.P. che raccoglie 4 brani cantanti dalle punte di diamante del proprio rooster di artisti.

Normalmente sulle nostre pagine non recensiamo raccolte di artisti vari, ma It Is Something To Have Been è davvero una chicca che meritava la nostra (e la vostra) attenzione.

Rilasciato il 25 Novembre scorso, questo E.P. vive in qualche modo nel ricordo del padre di Lloyd Meredith, deceduto proprio nel Novembre dello scorso anno (e il cui compleanno conincide proprio con la data di release del disco).

Il titolo stesso nasce dal fatto che Jo Mango mandò, come gesto di cordoglio, la poesia di Chesterton a Lloyd pochi giorni dopo il lutto.

Proprio Jo Mango apre l’E.P. con la bellissima Wisps of Something, una ballad tra folk e pop che tanto ricorda le atmsofere dei nostri amati Allo Darlin’: una dolce malinconia che bene si adatta al contesto di questa raccolta.

E’ poi il turno degli State Broadcasters, col loro raffinato indie-pop che in questa I Am This si tinge ancora di più di toni jazz, ben accompagnati dal cantato e dalla sua melodia.

Mississippi dei The Son(s) si fa più rock (e blues) con le sue chitarre e il suo incedere un po’ “trascinato”, che in certi momenti richiama un pochino (senza voler forzare troppo il paragone) lo stile di alcuni componimenti di Jeff Buckley.

L’album si conclude poi con le atmosfere rarefatte dei Call To Mind (band di Ardersier, nella Highlands scozzesi), che con Hole In The Heart chiudono materialmente e metaforicamente questo disco di ricordo e commemorazione.

Una commemorazione che va al di là del lutto. Una commemorazione della musica e dell’impegno che ogni piccola etichetta mette nel portare avanti una passione (quella della musica, appunto) attorno alla quale si stringono gioie, affetti ed amicizie.

Tutte cose che, alla fine dei conti, ti fanno pensare che ne è valsa la pena di “essere stati”.

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