Rose Dorn – Speak Later

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Quando ero piccolo (e in verità ancora adesso) amavo molto visitare castelli. Grazie al medioevo e non solo, in tutta Italia abbondiamo di queste strutture imponenti e misteriose (soprattutto agli occhi di un bambino).

Dalle mie parti non mancano certo baluardi e fortezze (in fondo, anche se per un pelo, sono Toscano), e tra queste più di una fu proprietà della famiglia Malaspina.

Il nome di questa casata sembra derivare da un omicidio (eravamo pur sempre ad inizio Medioevo) perpetuato proprio con una spina. Da qui anche il motto di famiglia:
“Sum Mala Spina Malis, Sum Bona Spina Bonis”, sono una spina pungente (“cattiva”) per i cattivi, e una spina che non punge (“buona”) per i buoni.

Cosa c’entra tutto questo con Los Angeles e il folk-pop dei Rose Dorn? Quasi nulla, se non che le rose con la loro bellezza e le loro spine sono per eccellenza l’incarnazione delle molteplici sfaccettature della vita (“Non c’è rosa senza spine” dice il proverbio. Sì, avrei potuto scrivere solo questo, ma l’intro sarebbe stata troppo corta).

I Rose Dorn (spina di rosa o rosa spinosa, dal tedesco) mescolano sapientemente dolce ed amaro in Speak Later, breve raccolta di tre pezzi che ci ha portato a scoprirli nel calore di questa estate “infuocata”.

“Your smile was pretty, but your lips taste like dirt” canta Scarlet nell’iniziale Dirt, introducendoci al pop melanconico della band, che pur presentandosi con melodie calde e delicate preserva sempre un retrogusto amaro nelle liriche.

Ma proprio come il motto della famiglia Malaspina, le “spine” dei Rose Dorn sembrano andare a ferire solo i “cattivi” che hanno in qualche modo ispirato i pezzi, mentre possono essere medicina per i “buoni” che empatizzano col mood della band.

Goodboy è probabilmente il pezzo migliore del trittico che costituisce Speak Later, in cui più marcato è un richiamo a certe sonorità lo-fi che molta traccia hanno lasciato in California e nei nostri cuori. La conclusiva Heaven è invece un ballad “sgraziata” dove risalta il bel gioco di intrecci tra le voci della band.

Le rose sanno essere bellissime e pungenti al tempo stesso. I castelli però sono molto più solidi. Fatevi un giro in Lunigiana e ascoltate i Rose Dorn.

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