Lake Ruth – Birds Of America

Francesco Amoroso per TRISTE©

Nella quotidiana lotta per sopravvivere alla marea montante di informazioni e stimoli che arrivano senza soluzione di continuità, è inevitabile che qualcosa (molto, in realtà) vada irrimediabilmente perso.

In ambito musicale, per quanto mi riguarda, il rischio è ancora maggiore: tra le varie piattaforme di streaming e l’opportunità di ascoltare, spesso con grande anticipo, tutte le uscite di interesse, finisco spesso per essere disattento e superficiale nei miei ascolti.

Per fortuna, qualche volta, grazie a quell’infernale meccanismo dello shuffle (o dell’ascolto random, che dir si voglia) riesco a recuperare qualcosa.

Basta una canzone (ri)ascoltata nel momento giusto. Una scintilla che riaccenda il mio interesse e mi porti ad approfondire e ascoltare con maggior attenzione un lavoro che, magari, ai primi distratti approcci, non mi aveva particolarmente colpito.

Qualche giorno fa, mentre rientravo a casa in scooter, ancora immerso in fastidiosi pensieri lavorativi, il mio smartphone ha deciso di propinarmi un brano che ha subito attirato la mia attenzione. Le sonorità mi hanno fatto immediatamente pensare agli Stereolab o ai Broadcast, ma è stata la voce a colpirmi maggiormente.

Una sorta di incrocio tra Liz Fraser (più intelligibile) e Trish Keenan, con un timbro quasi fanciullesco. Nonostante conoscessi senza dubbio la band e avessi anche ascoltato già più volte il brano, per un attimo le informazioni necessarie hanno tardato ad arrivare alla mia coscienza. Ed è bastato quell’attimo per innamorarmi (di nuovo).

A volte ascoltare qualcosa senza avere riferimenti, in modo nuovo, non premeditato, può cambiare completamente le nostre prospettive.

Ci ho messo un attimo, dicevo, a ricordare di cosa si trattasse, ma è stato solo un attimo. La voce, scintillante, carezzevole, inquietante e al contempo cullante è quella di Allison Brice e il titolo della canzone è VV, brano di apertura di Birds Of America, il secondo album dei newyorkesi Lake Ruth (di cui vi avevamo già parlato anche qui su TRISTE©).

Il terzetto (formato da Allison, Hewson Chen e Matt Schulz), dopo il debutto Actual Entity e una serie di singoli sempre di altissima qualità, ha inciso un nuovo lavoro che si ispira ancora una volta alla sperimentazione sonora degli anni ’60, alla psichedelia barocca, al pop noir, alle colonne sonore, al kraut rock e al jazz.

Bastano poche note per ritrovarsi immersi in un’atmosfera peculiare: in quaranta minuti e dieci brani, grazie all’interazione tra chitarre elettriche e tastiere, a ritmi propulsivi e a una voce assolutamente indimenticabile, i Lake Ruth dipingono, o, meglio, scrivono un racconto di fantascienza distopica ambientato tra edifici modernisti e brutalisti, ci presentano personaggi che potrebbero essere eroi di una serie tv di successo (Julia, protagonista di ben quattro brani, è una sorta di supereroina che si ribella al suo destino e decide di combattere coloro che l’hanno “creata” per scopi poco nobili), ci raccontano di Le Corbusier e della sua Ville Radieuse, del suicidio del filosofo Walter Benjamin, braccato dai nazisti.

L’album esplora, così, i temi dell’oppressione e della resistenza, della sopravvivenza e della fuga. Tutti i personaggi (sia quelli di finzione che quelli storici) si battono e dibattono nel pericoloso passaggio tra la distruzione di una società e la sua rinascita. Non è quindi un caso che la splendida copertina di Birds of America sia un dettaglio del dipinto del 2016 “The Birth of Socialism”, dell’artista londinese Alan Mills Jr..

Se il mio smartphone non avesse deciso di farmi ascoltare quel brano proprio in quel momento, probabilmente sarei rimasto ignaro di gran parte di tutto questo. Avrei giudicato positivamente ma superficialmente un lavoro in realtà profondo e curatissimo, che ha tanto da offrire all’ascoltatore attento. Sarebbe stato davvero un peccato.

Mi sia di lezione. Devo prestare attenzione. Devo approfondire. Dovremmo farlo tutti.

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