Mutual Benefit – Thunder Follows The Light

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Nel Trattato Sulla Natura Umana del 1739 l’immenso David Hume, tra le altre cose, esponeva la sua dottrina sul principio di causalità.

Causa-ed-effetto, binomio alla base della conoscenza scientifica, non costituisce una necessità ma, si direbbe oggi con altro lessico, una semplice correlazione. Un’ipotesi psicologico-associativa basata su una connessione di fatto percepita dai nostri sensi.

Ma, come dice lo stesso Hume, saremmo dei folli a non fidarci dell’esperienza. E allora che il tuono segua la luce del lampo potrebbe non essere una necessità: i due potrebbero essere fenomeni indipendenti.

Ma noi, giustamente, continuiamo ad attendere quel frastuono quando il cielo è squarciato da un bagliore.

Thunder Follows The Light è il nuovo album dei Mutual Benefit, progetto del cantautore statunitense Jordan Lee di cui sin dagli inizi seguiamo con passione le “gesta”. E, per dirla con Hume, non sappiamo se ci sia una reale connessione o meno, ma ogni volta le melodie dei Mutual Benefit hanno un effetto benifico già dal primissimo ascolto.

Le tipiche atmosfere rarefatte e sognanti marchio di fabbrica di Lee questa volta virano ancora più decisamente verso il folk, in un processo già in parte iniziato nel precedente Skip A Sinking Stone. È chiaro già dalle prime due, bellissime, tracce: Written in Lightning e New History (quest’ultima in particolare) potrebbero essere uscite da un disco di Sufjan Stevens. Ma Lee mantiene i suoi tratti caratteristici che, a differenza del buon Sufjan, sono anche quelli di saper portare l’ascoltatore lontano nel tempo e nello spazio generando una calorosa sensazione di pace.

Su questa falsa riga ritroviamo anche gli arpeggi e le melodie Shedding Skin, mentre Waves, Breaking, con il suo andamento a “singhiozzi” sembra un omaggio, “pacificato”, al Syd Barret solista.

Ci sono però anche pezzi in linea diretta di continuità con la precedente produzione del progetto Mutual Benefit: Storm Cellar Heart, Nightingale o la bellissima e conclusiva Thunder Follows, ci riportano a quel folk “arioso” ed orchestrale che ci ha fatto amare la band dai tempi di Love’s Crushing Diamond.

E allora è bello lasciarsi trasportare da Thunder Follows The Light, anche se in questo “bene reciproco” che segue l’ascolto (sperando che anche a Jordan Lee faccia piacere) non dovesse esserci nessun legame causale.

Immanuel Kant disse che fu proprio Hume a “risvegliarlo dal sonno dogmatico”. Seguite anche voi il suo consiglio. Non date nulla per assoluto. Vivete nel possibile.

E ascoltate i Mutual Benefit (Credo sia scritto anche questo da qualche parte nel Trattato).

 

 

 

 

 

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