Woods – Strange To Explain

Strange To Explain

Giulia Belluso per TRISTE©

Voi: “Where do you go when you dream?”
Io: “Mmh… “Strange To Explain”.

Ecco che, finalmente, dopo tre anni di silenzio tornano in scena i WOODS con un nuovo album: undici tracce di psichedelia folkeggiante e moderna.
“Strange To Explain” è il titolo del loro nuovo lavoro, reso attualissimo dall’utilizzo di una strumentazione ricca e varia, dalle solite felici intuizioni melodiche e da ritmi rilassati e a volte bucolici.

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Jade Hairpins – Harmony Avenue

cover Jade Hairpins - Harmony Avenue

Giulio Tomasi per TRISTE©

Senza essere blasfemi, la musica pop è soprattutto una questione di fede e lo sanno bene i Jade Hairpins, progetto collaterale di Jonah Falco e Mike Haliechuk dei Fucked Up. Il loro esordio per una label di notevole spessore quale è Merge non fa altro che ribadire questo credo.

Se “J Terrapin” parte in quarta con uno slancio energico a ricordarci che in principio fu Elvis Costello, è ”(Don’t Break My) Devotion” che fin dal titolo ci fa presente se non si fosse capito il peregrinare in zona liturgica, al cospetto di una preghiera dance dove l’intento è salmodiare la buona novella wave di band evangeliche come Squeeze, Xtc, Sparks e Talking Heads.

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Spirit Fest – Mirage Mirage

mirage mirage

Marco Bordino per TRISTE©

Certe cose arrivano nel momento giusto, o forse in certi momenti è vitale trovare cose giuste per non disperarsi.
In questo lungo periodo di distanziamento ho passato molto tempo in casa mia, da solo. Risparmio al lettore l’elenco dei piaceri e dei dispiaceri che ho scoperto nella forzata permanenza in casa.
Niente di pionieristico, un film di qua, una reumatismo dell’anima di là. Tra questi, una condizione che è cresciuta nel protrarsi di questa quarantena ha riguardato, nella mia esperienza, una moderata dispercezione del tempo.
Non tanto rispetto al ritmo diurno/notturno o a quello atmosferico.
Il tempo nei giorni passava senza che gli eventi o i programmi ne influenzassero il giudizio: in fondo non era stata una giornata nè positiva nè negativa.

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Elnath Project – Feedback Works

elnath works

Alberta Aureli per TRISTE©

La terra possiede una forma distinta, separata, precisa. Alla confusione, all’indistinto carico di tenebre di Caos, Gaia oppone nettezza, compattezza, stabilità. Sulla terra ogni cosa è ben delineata, visibile, solida. Gaia può essere definita come il suolo su cui dèi, uomini e animali camminano con sicurezza. Gaia è il pavimento del mondo.

La spiega così l’origine dell’universo Juan-Pierre Vernant, perché sia chiaro anche ai bambini che apparteniamo al mondo e alla terra, e che senza la misteriosa lastra sotto i nostri piedi non avremmo più possibilità d’essere.

Proprio per questo, fra tutte le forme di nostalgia, la più struggente, ma forse anche la più pericolosa, è la nostalgia del mondo, perché senza il mondo è la nostra stessa possibilità di esistere a entrare in conflitto.
La nostalgia del mondo è fatta di distanza e di separazione, ci chiude nel ricordo e amplifica la claustrofobia di ogni presente.
Ne abbiamo fatta esperienza da poco.
È stata un’esperienza complicata, la mia testa, per esempio, si è riempita di immagini luccicanti, scogliere ventose, aeroporti notturni, spiagge lontane dove la luce del sole si infila tra le foglie dei cespugli a secco e fa brillare ogni cosa.
Voglio tornare a camminare, voglio aspettare un volo in ritardo e guardare gli aeroplani che decollano dietro il vetro giallo di un aeroporto.

A ogni immagine seguiva un desiderio e a ogni desiderio però il confine, e la separazione.

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Choir Boy – Gathering Swans

Gathering Swans

Francesco Giordani per TRISTE©

Ogni tanto ci penso. Quanti album scomparsi in questi mesi. Album magari assolutamente meritevoli di elogi come, per restare sul personale, l’insperato ritorno degli Strokes o l’esordio dei Porridge Radio, scivolati inesorabilmente sotto il peso della maledetta pandemia nel fondo limaccioso dei trafiletti di un Guardian qualunque.

Il meraviglioso feuilleton settimanale dei nostri ascolti si è del resto impoverito di colpi di scena, le trame ridotte all’osso, i twist e le new entry rimandati a settimane più miti e rilassate, tanto che vien quasi il sospetto che Pitchfork, ben conscia della drammatica situazione, abbia pensato di appioppare un sin troppo ingombrante Nobel per la musica alla grande, grandissima anzi, Fiona Apple, pur di restituire un po’ di vitalità (magari anche polemica) a quel fenomeno bislacco e unico nel suo genere che è il dibattito sulla musica pop. Fenomeno nel quale, lo sappiamo bene, discorso e oggetto del discorso non sono mai del tutto separabili.

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