
Alberta Aureli per TRISTE©
La terra possiede una forma distinta, separata, precisa. Alla confusione, all’indistinto carico di tenebre di Caos, Gaia oppone nettezza, compattezza, stabilità. Sulla terra ogni cosa è ben delineata, visibile, solida. Gaia può essere definita come il suolo su cui dèi, uomini e animali camminano con sicurezza. Gaia è il pavimento del mondo.
La spiega così l’origine dell’universo Juan-Pierre Vernant, perché sia chiaro anche ai bambini che apparteniamo al mondo e alla terra, e che senza la misteriosa lastra sotto i nostri piedi non avremmo più possibilità d’essere.
Proprio per questo, fra tutte le forme di nostalgia, la più struggente, ma forse anche la più pericolosa, è la nostalgia del mondo, perché senza il mondo è la nostra stessa possibilità di esistere a entrare in conflitto.
La nostalgia del mondo è fatta di distanza e di separazione, ci chiude nel ricordo e amplifica la claustrofobia di ogni presente.
Ne abbiamo fatta esperienza da poco.
È stata un’esperienza complicata, la mia testa, per esempio, si è riempita di immagini luccicanti, scogliere ventose, aeroporti notturni, spiagge lontane dove la luce del sole si infila tra le foglie dei cespugli a secco e fa brillare ogni cosa.
Voglio tornare a camminare, voglio aspettare un volo in ritardo e guardare gli aeroplani che decollano dietro il vetro giallo di un aeroporto.
A ogni immagine seguiva un desiderio e a ogni desiderio però il confine, e la separazione.
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