Do Nothing – Snake Sideways

Francesco Giordani per TRISTE©

Temevano che la band di Nottingham, che tanto ci aveva colpito con le pastose ruminazioni falliane di LeBron James (in pratica gli Yard Act con tre anni d’anticipo), si fosse persa dopo aver messo a segno due colpi consecutivi non da poco come gli ep Zero Dollar Bill del 2020 e Glueland del 2021.
L’esordio lungo Snake Sideways mette a tacere le nostre paure, dimostrandole ingiustificate, e rilancia semmai le ambizioni di una band che, sebbene ancora non del tutto capace di scindersi dalla cosiddetta scena neo-post-punk di provenienza, pare quantomeno aver trovato la via, non priva di peripezie, per arrivare esattamente al centro di sé stessa.

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The Particles – 1980s Bubblegum

Francesco Amoroso per TRISTE©

“Do you remember the way things were?”
(Blueboy – Meet Johnny Rave)

L’indiepop è un genere musicale (sempre che si possa parlare di genere e non di attitudine) che arriva direttamente dal cuore, molto prima che dal cervello.
E’ forse per questo motivo che, pur rimanendo (per costituzione) un genere di nicchia, è diffusissimo ed è possibile ascoltare band indiepop provenienti da ogni latitudine.
Che ciò accada adesso, in un mondo globalizzato, è abbastanza normale: è possibile che un gruppo di ragazzini indonesiani, messicani, o italiani abbia ascoltato e amato Orange Juice o The Field Mice e sia, di conseguenza, spinto a scrivere un brano dalle spiccate caratteristiche indiepop. Nulla di più naturale.
Quello che, invece, potrebbe stupire -ma che, invece, non fa altro che confermare come l’indiepop sia una musica del cuore, un suono e un’attitudine che sgorgano direttamente dall’anima- è che già quaranta e passa anni fa, quando cominciarono a sentirsi i primi vagiti dell’indiepop, nascessero ovunque band che, pur non avendo alcun legame tra loro, finirono per essere, però, accomunate da un attitudine -non solo musicale- simile.

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Special Friend – Wait Until The Flame Come Rushing In

Matteo Maioli per TRISTE©

Nel viaggio di questo 2023 il mio bus musicale con destinazione indie ha effettuato tre fermate, dove mi hanno accolto un lui (o più di uno) e una lei con le loro voci pronte a intrecciarsi, baciarsi e infine conquistarmi.
Da The Waeve di Graham Coxon e Rose Elinor Dougall, trovando – qualche isolato londinese più in là – i promettentissimi Bar Italia, attraversiamo la Manica per giungere a Parigi dove è appena uscito il secondo disco degli Special Friend Wait Until The Flames Come Rushing In, via Skep Wax/Howlin’ Banana.

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(Make Me A) TRISTE© Mixtape Episode 120: bdrmm

bdrmm (©Katherine Mackenzie)

Hull, U.K.-based quartet bdrmm was originally a solo project by lead vocalist Ryan Smith, who decided to expand it into a band with his brother, Jordan Smith, on bass, Joe Vickers (guitar), Danny Hull (synth, backing vocals), and Luke Irvin (drums). Their first single, C:U, was noticed by Sonic Cathedral, which signed the band in 2019 and released their debut EP, If Not, When?, later the same year. Their first full-length release, Bedroom was out in in 2020. After a three years hiatus (interrupted only by the singles Port in 2021, and Three in 2022), the band -now consisting in Ryan and Jordan Smith, Joe Vickers, and new drummer Conor Murray- signed with Mogwai‘s Rock Action Records, and their second album, I Don’t Know, was out on June 30th.

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bdrmm – I Don’t Know

Francesco Amoroso per TRISTE©

Un sophomore slump (crollo del secondo anno) avviene quando uno studente (o, più spesso, un atleta) al secondo anno non riesce a essere all’altezza degli standard relativamente elevati che ha mantenuto durante il primo anno. Nel Regno Unito, il sophomore slump è più comunemente indicato come second year blues, mentre in Australia è noto come second year syndrome ed è particolarmente comune quando ci si riferisce ad atleti professionisti che hanno una seconda stagione mediocre dopo un debutto stellare. Nella musica, una tendenza simile al sophomore slump è il difficult second album o second-album syndrome, spesso caratterizzata da difficoltà nella scrittura dei brani e nel tentativo di cambiare il proprio stile musicale.
Da ragazzino, quando leggevo avidamente i giornali inglesi per scoprire musica e artisti di nicchia, mi trovavo spesso di fronte a recensioni che parlavano del fatidico difficult second album e, da allora, ho di frequente riscontrato la difficoltà delle band che riuscivano a esordire con lavori di enorme successo di pubblico e/o di critica, a replicare quel successo con il secondo album.

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