Jarvis Cocker – Chansons d’Ennui Tip-Top

Francesco Giordani per TRISTE©

Scrivo queste righe con ancora stampata negli occhi l’impronta vivida delle immagini vertiginose, dei colori saettanti, delle opulente scenografie, ai limiti di un labirinto per le pupille, di The French Dispatch.
Decima pellicola del genio texano Wes Anderson che è giunta nelle sale cinematografiche del Belpaese (dove va rigorosamente ammirata) in queste settimane e che perciò mi guardo bene dal raccontarvi, considerato anche l’intricatissimo groviglio di trame e intrecci che l’avviluppa nel suo scintillante, umanamente davvero non riassumibile, arabesco.

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Myriam Gendron – Ma Délire – Songs Of Love, Lost & Found

Francesco Amoroso per TRISTE©

Mai avrei immaginato quando, una trentina di anni fa, ho iniziato a scrivere e parlare di musica, che avrei finito per citare il Papa. E, ancora di meno avrei pensato di citare il Papa che cita Mahler!

Eppure non ne posso fare a meno perché il buon Francesco e, prima di lui, Gustav Mahler hanno detto: “La tradizione è la salvaguardia del futuro e non la custodia delle ceneri“. Probabilmente il primo si riferiva alle tradizioni della chiesa, mentre il secondo, pur parlando di musica, per ovvie ragioni anagrafiche (seppure per pochi anni) non aveva certo in mente il folk della tradizione.
Tuttavia la frase si presta a descrivere in maniera pressoché perfetta l’operazione che la canadese Myriam Gendron ha portato avanti nel suo nuovo album, Ma Délire – Songs Of Love, Lost & Found.

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David Christian And The Pinecone Orchestra – For Those We Met On The Way

Francesco Amoroso per TRISTE©

This is not a surrender or a farewell

Esistono legami tra esseri umani che non è sempre facile definire. Affetti, amori, semplici affinità, quiete passioni o pura ammirazione da lontano.
Non serve neanche un contatto diretto per sviluppare queste quasi indefinibili forme di connessione. Basta sentire che i cuori e le anime vibrino alla stessa frequenza perché si crei un nodo che il tempo e le circostanze non riusciranno a sciogliere.

E’ raro che accada, ma quando accade ci si sente arricchiti e appagati.
Nel mio caso (ma sono certo anche nel vostro) è stata spesso la musica il tramite per formare alcune relazioni elettive.
Una di queste è quella che porto avanti (in maniera del tutto unilaterale, almeno fino a quando non ho avuto il grande piacere di intervistarlo) con David Feck, artefice principale dell’epopea minore dei londinesi Comet Gain.
Oggi questo straordinario artista (che probabilmente si schermirebbe se provassi a definirlo così in sua presenza) debutta con un album solista, For Those We Met On The Way, che rinnova, anzi rafforza, quell’indefinibile, eppure fortissimo, legame.

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Birds Of Passage – The Last Garden

Peppe Trotta per TRISTE©

Un immaginario introspettivo, delicatamente inquieto, che si rivela tra i vapori di un inverno perenne. Giunto al quinto tassello del suo percorso personale firmato Birds Of Passage, non accenna a mutare il paesaggio emozionale di Alicia Merz, universo interiore fatto di quieta solitudine espressa attraverso oblique non-canzoni, generate dall’intersezione di generi solo apparentemente inconciliabili.

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Tigers & Flies – Among Everything Else

A volte mi piacerebbe che il mio orecchio fosse del tutto disabituato alla musica.
Vorrei poter ascoltare ogni brano musicale come fosse il primo che ascolto in vita mia.
E non solo perché sono convinto che la sensazione di meraviglia e stupore sarebbe eccezionale e immensamente appagante, ma anche per avere la possibilità di apprezzare una canzone o un album senza tutte le sovrastrutture che, costruite in più di quaranta anni di ascolti “matti e disperatissimi”, inevitabilmente condizionano (e a volte inficiano) le mie capacità analitiche e i miei gusti.

Questo pensiero, che mi accompagna da tempo, mi è tornato alla mente quando, un paio di mesi fa, mi è arrivato il promo del (mini) album d’esordio di una nuova band inglese, inviatomi dalla mia venerata etichetta Violette Records.
Mi è bastato, infatti, un primo ascolto distratto del promo perché mi tornassero in mente i nomi di decine di band della mia adolescenza e, con loro, i ricordi e le sensazioni di un’epoca e di un momento della mia vita che non posso che ricordare con infinita tenerezza (e qualche rimpianto).

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