Breathless – See Those Colours Fly

Francesco Amoroso per TRISTE©

Se poco più di sei mesi fa avessi saputo che sarebbe arrivato un nuovo album dei miei adorati Breathless, probabilmente mi sarei riservato questa storia di iniziazione alla loro musica e alla voce unica di Dominic Appleton, per introdurre l’insperata e inattesa nuova uscita.
Ma, tra i tanti doni che mi mancano c’è anche quello della preveggenza e, così, mentre raccontavo della magnifica e sorprendente collaborazione tra Appleton e il nostro Matteo Uggeri, non immaginavo affatto che, entro pochi mesi, avrei avuto bisogno di una nuova introduzione per parlare del nuovo album dei Breathless, l’ottavo in trentotto anni di attività e solo il terzo nel nuovo millennio.
Eppure See Those Colours Fly è qui, a rendere più vivibili queste bollenti giornate estive e a rendere, senza dubbio, più sopportabili molti mesi a venire.

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Damien Jurado – Reggae Film Star

Peppe Trotta per TRISTE©

Diciotto dischi nell’arco di un quarto di secolo, nessun superfluo o semplicemente secondario.
Quella di Damien Jurado è una carriera artistica di assoluto rilievo, priva di clamore forse, ma ricca di qualità. Diverse sono le strade battute a partire dall’esordio di Water Av. S., possibili variabili che non ne hanno mai snaturato l’artigianato musicale profondamente ispirato.

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Emily Fairlight / The Shifting Sands – Sun Casts A Shadow

Francesco Amoroso per TRISTE©

Mi rendo conto solo adesso di aver forse sprecato un’invettiva nel contesto sbagliato. Ho introdotto il lavoro d’esordio di una band molto promettente e che potrebbe ben presto diventare piuttosto chiacchierata, prendendomela con quel modo di divulgare la musica che si basa sul compilare classifiche di tutti i generi e tirare fuori continuamente i dischi da isola deserta, i dischi della vita, gli album che hanno fatto la storia, i lavori più importanti del secolo e chi più ne ha più ne metta. Tuttavia è possibile che il disco i questione, o quanto meno la band che l’ha inciso, possano prima o poi finire in una di quelle classifiche, magari non subito, magari con il tempo o con un album un po’ più ammiccante.
Esistono invece album sui quali sarei pronto a scommettere che rimarranno -ingiustamente- privilegio per pochi, che verranno ascoltati da uno sparuto gruppo di appassionati e il cui ascolto rimarrà un dolce ricordo privato, un’emozione da non condividere, anzi da conservare gelosamente. Album che non hanno alcuna intenzione di strabiliare o di sconvolgere, ma sono scritti con immenso amore per la musica e grande onestà, solo per il gusto di concedersi con generosità a chi è pronto ad accogliere note e melodie.

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Opus Kink – ‘Till the Stream Runs Dry

Francesco Amoroso per TRISTE©

Sono convinto che ci siano molti modi per scrivere di musica e non credo che un approccio sia migliore di un altro. Però devo ammettere che ci sono due modalità che mi irritano piuttosto profondamente: la prima, diffusissima e di grande successo, è quella delle classifiche. Vada anche per quelle di fine anno (che, del resto, in una forma o nell’altra, presentiamo anche qui, pur senza prenderci troppo sul serio), che servono per fare un po’ di ordine negli ascolti e per segnalare qualcosa che, magari, è sfuggito, ma quelle per decennio, per secolo, per genere (vade retro Satana!) proprio non le riesco a sopportare. Mi danno l’orticaria. Servono solo a scatenare discussioni infinite e a far apparire la musica (una forma d’Arte!) come una sorta di competizione sportiva -e di quelle peggiori, i cui risultati sono demandati a dei giudici con la paletta pronta a premiare o affossare una performance- nella quale devono esistere dei vincitori e dei vinti. A questo punto (se fossero anche solo minimamente attendibili) sarebbe meglio mettersi l’anima in pace e affidarsi alle classifiche di vendita…

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Jessie Buckley & Bernard Butler – For All Our Days That Tear The Heart

Francesco Amoroso per TRISTE©

A ciascuno il suo mestiere. Ognuno di noi dovrebbe avere l’intelligenza di dedicarsi soltanto a ciò che è in grado di fare bene, che sia per predisposizione o per studio. L’improvvisare un mestiere non porta a nulla se non a invadere campi che non sono di propria competenza, con risultati spesso disastrosi.
E’ un concetto che attraversa secoli e paesi: “Ama il modesto mestiere che hai imparato e accontentati di esso” diceva Marco Aurelio, mentre il filosofo scozzese Thomas Carlyle sosteneva che “Blessed is he who has found his work; let him ask no other blessedness.“.
Nel mio piccolo ho sempre sostenuto che un commercialista non dovrebbe mai mettersi a scrivere un contratto, così come per un ingegnere sarebbe opportuno evitare di occuparsi di architettura (dimenticando, in questo caso, che gli ingegneri, di solito, sanno tutto!).

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