Seabear – In Another Life

Peppe Trotta per TRISTE©

Metti una sera a cena un gruppo di amici di vecchia data che faceva musica insieme oltre un decennio fa.
Chiacchierando si torna inevitabilmente al passato in comune e ci si chiede come sarebbe suonare insieme oggi.
Ecco all’improvviso l’idea di riprendere da dove tutto si era interrotto e ripartire alla luce delle diverse esperienze accumulate.
Nasce così il terzo album dei Seabear dopo uno iato di ben dodici anni che ha visto ciascuno dei componenti del collettivo islandese attivo nelle rispettive carriere soliste o in altri progetti condivisi.

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Alabaster DePlume – Gold

Alberta Aureli per TRISTE©

Mi arriva in soccorso in questa prima metà di aprile il misterioso balsamo di cura e di empatia contenuto in Gold – il secondo disco di Alabaster DePlume per la International Anthem di Chicago (uscito in Europa per Lost Map) – arriva in una scatola magica come il genio della lampada e si consegna alle nostre anime affaticate dal lungo inverno e dal cielo grigio che tarda a rischiarare.
Poco più di un’ora di poesia e improvvisazione che ricordano l’amor proprio, I remember my ex’s email address, But I forget I’m precious, e suggeriscono di affrontare la paura senza nasconderla, la vergogna senza il giudizio, fino a sentirsi fragili, sensibili e creativi.

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Elvis Costello – The Boy Named If

Francesco Amoroso per TRISTE©

Uno dei miei primissimi ricordi di musica “altra” ha a che vedere con un paio di videoclip (così si chiamavano all’epoca), probabilmente trasmessi su Videomusic nell’inverno del 1984 o all’inizio del 1985, il cui protagonista era un tipo buffo, con occhiali smisurati e un aspetto decisamente lontano da quello delle popstar del momento (c’erano i Duran Duran, gli Spandau Ballet, gli Wham, tutti belloni di cui le ragazzine erano innamorate).
Le canzoni mi erano sembrate secondarie, in quel momento, come una specie di contorno alle gag travolgenti del cantante occhialuto, un commento sonoro che mi pareva, allora, divertente ma trascurabile.

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Anne Garner – Dear Unknown

Peppe Trotta per TRISTE©

L’incantevole grazia dell’universo sonoro di Anne Garner non rappresenta certamente una novità per chi ne ha seguito negli anni l’itinerario artistico che in Lost Play del 2018 sembrava aver raggiunto un apice difficilmente ripetibile.
Fortunatamente la possibilità di sbagliarsi esiste sempre e a quattro anni di distanza ci ritroviamo di fronte ad un nuovo lavoro che ponendosi in piena continuità col precedente propone una formalizzazione ancor più efficace e curata di quell’ammaliante intarsio musicale.

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Wet Leg – Wet Leg

Francesco Amoroso per TRISTE©

Qualche giorno addietro mi è capitato di leggere che la critica musicale sarebbe, secondo alcuni, ormai arrivata al capolinea.
Si diceva che non si
E’ un’affermazione che mi sento almeno parzialmente di condividere: i tempi sono cambiati, lo streaming ha “democratizzato” l’ascolto musicale e la possibilità di ascoltare qualsiasi cosa (quasi…) in tempo reale e senza dover sborsare praticamente un euro, permette a chiunque di farsi un’idea senza dover ricorrere al filtro di un (presunto) esperto o ai suggerimenti di una rivista specializzata, visto che basta affidarsi agli algoritmi dei servizi di streaming. Chiunque può dire la propria e spesso lo fa dopo un solo ascolto (a volte anche senza un ascolto completo). Una specie di critica musicale che verrebbe dal basso, esautorando, come accade in ogni campo, i “professoroni” e negando loro ogni ruolo.

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