Jake Xerxes Fussell – Good and Green Again

Peppe Trotta per TRISTE©

Scavare nel passato, riattualizzarne le testimonianze per avere una visione più chiara del presente. Condotto con questo spirito, il recupero e l’analisi delle radici storiche, in qualsiasi campo venga attuato, è un’operazione importante e vitale dalla quale possono scaturire esiti brillanti.
Un’esemplare testimonianza in tal senso arriva dal quarto, convincente lavoro discografico pubblicato da Jake Xerxes Fussell.

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Francesco Bianconi – Accade

Tiziano Casola per TRISTE©

“Lo fanno anche Bobo Rondelli e Bianconi,
che son così bravi da offendermi”

cantava Federico Fiumani, evidentemente accortosi, anni fa, del discepolato spirituale da sempre portato avanti nei suoi confronti da Francesco Bianconi e i suoi Baustelle. Perché questi ultimi, si sa, quando non giocano ai Pulp italiani, giocano ai Diaframma intonati (a scanso di equivoci: per chi scrive non esiste intento più nobile, sia chiaro!).

C’è d’altronde un filo rosso che unisce Diaframma, Pulp e Baustelle. Un filo che va dalla rivincita dei provinciali sui milanesi, alle frecciatine – per me sempre graditissime – ad un certo universo artistoide bourgeois.

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Los Bitchos – Let The Festivities Begin!

Francesco Giordani per TRISTE©

È notizia di pochissimi giorni fa l’improvvisa defezione del cantane e chitarrista Isaac Woods dalla band Black Country, New Road, a nuovo album praticamente appena uscito. La cosa dispiace doppiamente visto che Ants From Up There è un lavoro a tratti strabiliante, di quelli che ci accompagneranno per tutto l’anno e forse anche oltre.

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Mitski – Laurel Hell

Francesco Giordani per TRISTE©

“Let me watch those mountains from underneath
And maybe they’ll finally float off of me”
Valentine, Texas

Come più o meno ogni anno ho seguito il festival di Sanremo, un po’ per una sorta di (sadico, lo ammetto…) interesse etnografico per la manifestazione, un po’ perché «Homo sum, humani nihil a me alienum puto», come cantò Terenzio in un’opera non per nulla intitolata Il punitore di sé stesso (come a dire: ben ti sta!). Più di un po’ anche perché, in fin dei conti, la canzone, ovvero quella cosa che la Treccani tanto genialmente quanto semplicemente definisce “breve componimento lirico destinato a essere cantato con accompagnamento musicale”, costituisce da venticinque anni esatti una delle mie manie predilette.

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Black Country, New Road – Ants From Up There

Francesco Amoroso per TRISTE©

Con la solita inevitabile sfasatura temporale, dovuta alla necessità di mandare in stampa le riviste “cartacee”, qualche tempo fa, nell’affrontate il nuovo album dei Black Country, New Road, mi chiedevo se fosse possibile avere tra le mani (si fa per dire…) il disco del 2022 già ai primi di gennaio.
La domanda mi sembrava tutt’altro che oziosa visto il valore e il peso delle dieci canzoni che compongono Ants From Up There, il secondo album della band, giunto a un anno esatto dal fortunatissimo esordio For The First Time.
Eppure, alla luce di quanto è accaduto solo una settimana prima dell’uscita dell’album, non è facile ascoltare queste canzoni con la stessa attitudine con la quale le ho ascoltate fino a a qualche giorno fa.

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