
Francesco Giordani per TRISTE©
Sono grato agli Elbow. Il semplice sapere che esistono e che pubblicano ancora dischi fatti alla loro maniera -una maniera che per fortuna non cambia, non tenta maldestramente di ammodernarsi o d’inseguire lo scintillio effimero del momentaneo- mi conforta, anzi più precisamente mi rasserena, come sapere che c’è ancora uno strato di Terra dura sotto le mie suole di plastica e, nel medesimo istante, una nuvola a forma d’uccello sopra la mia testa. Oppure, ancora, come sapere che c’è una svolta alla fine del marciapiede che sto percorrendo (con l’ultimo disco degli Elbow in cuffia, sotto il cappello di lana) e che tale svolta mi condurrà di fronte al bar dove mio padre mi attende per un caffè.
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