Tasha – Tell Me What You Miss The Most

Francesco Amoroso per TRISTE©

La categoria dei cosiddetti Break-Up Albums, gli album che sono ispirati e che parlano della fine di un rapporto amoroso, è affollatissima ed eterogenea.
Praticamente chiunque si è cimentato nello scrivere un album che racconti di abbandoni, separazioni forzate, perdite dell’amore e fine di una relazione.
In rete si trovano decine di classifiche dei migliori “break-up albums” di sempre e ci si possono trovare Frank Sinatra e i Radiohead, Lorde e Bruce Springsteen, Adele e Nick Cave, addirittura gli Slowdive (anche se il più gettonato rimane Rumors dei Fleetwood Mac).
Sembra, insomma che, quale che sia il tuo genere di musica di riferimento, devi, in carriera, scrivere almeno un album sulla fine della tua relazione. ma non è difficile: si sa che gli artisti hanno vite sentimentali di solito burrascose (ad eccezione, forse, di Robert Smith dei Cure, che sta con Mary da quando era ragazzino, eppure, con Disintegration, magari scritto in un momento di crisi del rapporto, è riuscito anche lui a entrare nella categoria dei break-up albums).

Se ne deve dedurre, quindi, che la fine di una relazione sia un argomento trito e ormai fin troppo sfruttato? Potrei propendere per una risposta positiva, se non fosse per l’uscita, recentissima, del secondo lavoro dell’artista chicagoana Tasha, Tell Me What You Miss The Most.

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Starlight Assembly – Starlight And Still Air

Francesco Amoroso per TRISTE©

I’ll hold this moment
In my mind’s eye
A heartbeat
A tension
A moment

Correva l’anno 1986 ed io, giovane di provincia ai primi passi nella musica indipendente, mi innamorai perdutamente della voce di Dominic Appleton.
L’avevo scoperta con il primo album della sua band, i Breathless, titolato The Glass Bead Game – titolo preso da uno dei romanzi di Herman Hesse che, all’epoca, andavano per la maggiore tra gli adolescenti che volevano mostrarsi impegnati – che qualcuno mi aveva registrato su una cassetta.

La musica della band inglese mi risultò ostica al primo impatto, ma la voce di Dominic mi colpì immediatamente e, così, quando mi capitò di ascoltarla nuovamente, poco dopo, impegnata a cantare ben tre brani in quel capolavoro di Filigree & Shadow, seconda opera a firma This Mortal Coil, l’amore era cosa fatta.
Nella mia lunga esperienza di ascoltatore, mi è capitato raramente di imbattermi in voci altrettanto capaci di caratterizzare una canzone e di imprimersi nel DNA di una band come accade con la voce di Dominic, con il suo timbro nasale, il suo incedere cantilenante, i suoi sottili difetti di pronuncia che le conferiscono ancora maggiore personalità e unicità.

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Chime School – Chime School

Tiziano Casola per TRISTE©

Contrariamente a quando ero ragazzino non provo oggi più alcun interesse nell’andare ad informarmi sulla storia che si nasconde dietro un disco o una band (raccolgo già informazioni precise tutti i giorni per le mie ricerche dottorali, dunque non ne ho alcuna voglia di farlo nel tempo libero), ma ho una sensazione riguardo questo album a nome Chime School.
Andiamo a verificare su Google e… sì, ok, ci ho preso, bene!
Chime School è il progetto solista di Andy Pastalaniec, in passato membro di varie band californiane e via dicendo.
Non c’è nulla di male nel farsi le canzoni da sé, sia chiaro, anzi un tempo questo approccio mi piaceva molto. Solo che, ecco, in un mondo in cui i progetti musicali somigliano sempre più a profili social, riesco solo a desiderare i gruppi, le band.
Le band come ultima traccia di un’epoca senza smartphone, senza prosumer e in cui si suonava più che altro insieme agli altri. Nel bene e nel male, con annesse tutte le litigate e le insoddisfazioni di rito, ma almeno si aveva la certezza di un’interazione.

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Bedouine – Waysides

Francesco Amoroso per TRISTE©

Così è il passato, quasi sempre, qualcosa che non è più e di cui non rimane che una scia di parole“. E di suoni, aggiungerei, forse presuntuosamente, per chiosare le parole che Héctor Abad Faciolince, scrittore colombiano, spende nell’introduzione al suo delizioso Una Poesia In Tasca.
Una scia di parole e suoni è quello che il passato lascia nella mente, soprattutto, di chi non ha una memoria di ferro.
I ricordi passano, ma le sensazioni, il più delle volte, restano, persistenti e pervasive e a volte guardare al passato e riappropriarsene è l’unico modo per poter andare avanti.

Sono certo che Azniv Korkejian, che ha scelto come nome d’arte Bedouine, abbia condiviso questo punto di vista, quando ha deciso di riprendere in mano e infondere nuova vita a una manciata di canzoni che aveva scritto anche prima del suo album d’esordio omonimo del 2017, ma che, per qualche motivo, non aveva mai pubblicato.

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French For Rabbits – The Overflow

Peppe Trotta per TRISTE©

Le ragioni per cui ci si sente particolarmente legati ad un artista o una band a volte non sono circoscritte al solo fattore musicale. Per ognuno di noi esistono canzoni – ma anche interi dischi – che sono testimonianza indelebile di un frammento di memoria o specchio di interi periodi della vita, associati ad una persona cara oppure rappresentano la colonna sonora di un importante momento di svolta.
Come ho già avuto modo di ricordare in occasione dell’uscita di The Weight of Melted Snow, uno dei tanti motivi che mi rende caro il sound dei French For Rabbits è che il loro esordio sulla lunga distanza è coinciso con il mio debutto alla scrittura per TRISTE©.

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