
Carlotta Corsi per TRISTE©
Parlavo qualche giorno fa con alcuni amici del concetto di maschera pirandelliana e di come le persone al giorno d’oggi si sentano obbligate verso la scelta di una costruzione dell’identità pubblica, perché accomodante e rassicurante in un qualche modo, nascondendo quelle che sono le nostre insicurezze più profonde e inconsce. E’ chiaramente un argomento spinoso, talvolta scomodo, sicuramente ci riguarda un po’ tutti e il più delle volte ci sentiamo parte in causa quando se ne parla: al lavoro, con parenti e amici, nelle relazioni interpersonali più in generale, indossiamo spesso delle maschere. Negli ultimi anni la musica ne ha seguito un po’ la falsariga, evolvendosi in questo aspetto e portando certe realtà discografiche a creare contesti floridi per artisti che hanno preferito impersonare un’icona e cavalcare, nello specifico, il flow di matrice afroamericana. I più impavidi potrebbero urlare allo “scimmiottamento” di un genere che è nato invece dall’esigenza di esprimere un’identità personale e volutamente diversificata rispetto al contesto commerciale.
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