
Francesco Amoroso per TRISTE©
“At lunchtime I bought a huge orange—
The size of it made us all laugh.
I peeled it and shared it with Robert and Dave—
They got quarters and I had a half.
And that orange, it made me so happy,
As ordinary things often do
Just lately. The shopping. A walk in the park.
This is peace and contentment. It’s new.
The rest of the day was quite easy.
I did all the jobs on my list
And enjoyed them and had some time over.
I love you. I’m glad I exist.“
(Wendy Cope – The Orange)
Fino a qualche giorno fa non avevo mai sentito parlare di Wendy Cope. Poi una breve citazione in un brano del secondo album di Anna B Savage, che condivide il nome proprio con la poesia in esergo, mi è bastato per aprirmi un mondo.
La poesia è spesso percepita come una forma letteraria ostica e antiquata, fatta di parole difficili, metafore oscure e argomenti dolorosi e pesanti. Wendy Cope, invece, dimostra con le sue liriche dell’ordinario, con le sue frasi dirette e i suoi sentimenti semplici che, come tutte le forme d’arte, anche la poesia può essere fruibile e universale.
Non credo che la citazione di Wendy Cope da parte di Savage sia casuale perché ciò che la poetessa del Kent è riuscita a fare con la poesia, la londinese trapiantata a Dublino, Anna B Savage, riesce a fare con la musica.



