
Francesco Amoroso per TRISTE©
Quest’anno (o meglio lo scorso, visto che siamo già nel 2022) ho cominciato a pensare al riepilogo di fine anno sin da gennaio, forse per il trauma che ogni volta mi provoca il tentativo di racchiudere, in un lungo e verboso articolo, passioni e sensazioni di dodici lunghi mesi.
Stavolta avevo la speranza di non dovermi ritrovare a fine anno a tentare con fatica di recuperare nella mia memoria, sempre più traditrice, gli album e le canzoni che avevano fatto battere il mio cuore nei trecentosessantacinque giorni precedenti e così mi sono messo di buona lena a scrivere e scrivere, a imprimere su carta (o, più spesso, su supporto telematico) i miei pensieri e le mie (opinabilissime) opinioni su tutta la musica che più mi colpiva.
Eppure non tutto è andato per il verso giusto.
Facendo un bilancio, quasi un terzo dei miei album preferiti è rimasto fuori dalle “recensioni” di TRISTE©. E molti altri, pur avendomi colpito e coinvolto, non sono riuscito ad approfondirli nel modo adeguato (mi vengono in mente l’ultimo di Marissa Nadler, l’esordio degli Aeon Station, il delicato lavoro dei Pleasance House, il secondo lavoro dell’australiana Jessica, ma potrei elencarne a decine).



