Ex:Re

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

La fine dell’anno (quello solare), è un periodo strano.

È come se tutto venisse messo un po’ in sospeso, rimandato al nuovo inizio imminente. È ormai troppo tardi o, al limite, troppo presto.

Ed anche a livello commerciale è solo periodo di saldi per fare spazio alle “nuove collezioni”.

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Sam Reynolds – 4

Sam Reynolds

Francesco Amoroso per TRISTE©

Dicembre è, per chiunque si occupi di musica in maniera professionale o solo in qualità di amatore, il più temuto di tutti i mesi. Arrivano, di solito copiose, le richieste di compilare le classifiche di fine anno, l’elenco dei dischi che abbiamo preferito, di quelli che sono stati importanti e che verranno, nella nostra (di solito molto umile) opinione, ricordati negli anni.

Per quanto mi riguarda, da qualche anno trovo l’impegno oltremodo gravoso e sempre più inutile. La frammentazione delle scene musicali, l’infinita commistione dei generi e l’incredibile quantità di album che esce ogni anno, rendono il giochino sempre meno rappresentativo della realtà musicale odierna e sempre più fine a se stesso.

Così, tanto per fare un gesto di ribellione senile, voglio parlare di un album che non finirà in nessuna lista di fine anno e che è già stato dimenticato, probabilmente anche dal suo stesso schivo (a dir poco) autore.

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Jacco Gardner – Somnium

Giulia Belluso per TRISTE©

«Mi addormentai profondamente e nel sonno immaginai di leggere con attenzione un libro preso alla fiera…» (Somnium 1634)

A ispirare il terzo e nuovo lavoro del polistrumentista olandese (di base a Lisbona) Jacco Gardner è proprio Somnium, primo romanzo fantascientifico al mondo, scritto circa quattro secoli prima da Giovanni Keplero e adesso reinterpretato in chiave strumentale e psichedelica.

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Paul Smith – Diagrams

Francesco Giordani per TRISTE©

Vorrei parlarvi del nuovo disco di Paul Smith.

Ma prima permettetemi di ricordare Nicholas John Talbot, aka Gravenhurst, il geniale compositore (ma anche giornalista ed epistemologo) bristoliano che esattamente quattro anni fa ci lasciava, appena trentasettenne, in circostanze tutt’oggi non chiarite.

Vidi Talbot dal vivo per la prima (e per me anche ultima) volta nel Novembre del 2010, in apertura proprio del compagno di etichetta Paul Smith. Ricordo quel concerto perché a sentire Talbot eravamo non più di otto persone contate ma soprattutto perché fu in quell’occasione che, per la prima volta nella mia vita, guidai fino a Roma – spinto un po’ a forza dall’ostinata benevolenza di un amico, che oggi ringrazio, ad affrontare ed infine sconfiggere una delle mie ataviche paure.

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Anna St. Louis – If Only There Was A River

Anna St. Louis - If Only There Was A River

Fiamma Giuliani per TRISTE©

Ci sono parole controverse, che possono assumere una connotazione positiva o negativa a seconda dell’uso che se ne fa. L’aggettivo “semplice” è una di queste e penso che, troppo spesso ed erroneamente, sottintenda una sfumatura di riprovazione, come se l’assenza di orpelli e sovraccarichi spesso inutili, sminuisse e fosse in qualche modo da biasimare. Io credo invece che, a volte, le cose semplici siano più complesse e intriganti di quanto appaiono in prima battuta e che, soffermandosi ed esplorando attentamente quello che pare evidente, si possano fare scoperte interessanti e avere rivelazioni inattese.

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