
Francesco Amoroso per TRISTE©
“Non fate che dire la verità,
e questo è ingiusto“
(Fedor Dostoevskij – L’idiota)
Se la frase in esergo vi sembra un paradosso vi invito a rileggere il romanzo da cui è tratta.
La verità, nuda e cruda, è quasi sempre priva di compassione, non ha a che vedere con i sentimenti, con l’umanità, con la dignità e, tanto meno, con la grazia.
La verità ha sempre bisogno di essere un po’ edulcorata per essere accettabile e, spesso, ha bisogno di essere ben celata perché può risultare davvero troppo difficile da digerire.
Quando Benjamin Woods ha perso il suo lavoro nel 2020, a causa della pandemia (pare lavorasse in un bar all’interno della Tate Modern), è dovuto tornare a vivere con i suoi genitori, a Truro, in Cornovaglia e, nel pieno del desolato e umido inverno, si è messo a spalare fango in un cantiere edile. Scrivere un album su questa esperienza, filtrata da fango e pioggia, rimuginando sulla perdita dell’innocenza e sulla durezza della vita sarebbe stato scrivere di verità e, per questo, ingiusto. Così come troppo vero (e altrettanto ingiusto, quindi) sarebbe stato raccontare l’infanzia in Cornovaglia, regione piena di contraddizioni, nella quale i turisti sono più numerosi dei residenti e l’inverno è fatto di squallore, solitudine e noia.



