Josephine Foster – Domestic Sphere

Francesco Amoroso per TRISTE©

«Ella non c’è ed io la vo’ cantare/ la frase che m’ha fatto palpitare:
“Vorrei baciare i tuoi capelli neri/ le labbra tue e gli occhi tuoi severi
Vorrei morir con te angel di Dio/ O bella innamorata tesor mio”»

(Martino Stanislao Luigi Gastaldon, Musica proibita, 1881)

Sono più di vent’anni che Josephine Foster, inquieta e inquietante, incide dischi strani e meravigliosi, con quella sua voce fori dal tempo, demodé e vagamente polverosa e con uno stile sfuggente e inclassificabile. Sarà che da ragazzina cantava nel coro della chiesa, sarà che per lungo tempo ha aspirato a diventare una cantante d’opera, sta di fatto che la sua voce e le sue composizioni albergano in luogo dell’anima che è soltanto suo, al riparo dal vento deturpante della modernità o della sperimentazione a ogni costo.
Dal mio punto di vista la sua musica è sempre stata un mistero, spesso affascinante, qualche volta respingente. La sua voce è stata in tante occasioni fonte di meraviglia e di entusiasmo, salvo, qualche volta, arrivare fino a infastidirmi.
Fuorviato da accostamenti pretestuosi (ricondurre la sua opera nell’alveo del cosiddetto weird folk è chiaramente riduttivo) ho spesso faticato a penetrare l’arcano della sua musica e tale difficoltà “intellettuale” non mi ha permesso di lasciarmi andare ad amare i suoi lavori senza riserve.
Fino a Domestic Sphere.

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Cindy – Why Not Now?

Francesco Amoroso per TRISTE©

“Everyone’s hoping that nobody sees/ all our little efforts at dignity.”

C’era una volta, tanto tempo fa, qualcuno (di solito un grande appassionato di musica, qualche volta anche un intenditore) cui veniva affidato un album di cui scrivere.
L’album poteva essere privo di copertina e dati, a volte accompagnato solo da uno scarno comunicato stampa, fotocopiato in bianco e nero su un foglio A4 ripiegato, a volte neanche da quello.
In quella lontana epoca, senza la possibilità di accedere alla rete globale di informazioni, le canzoni, i loro titoli e poco più, erano tutto ciò che si aveva per farsi un’idea di un album e provare a raccontarlo.
Erano tempi oscuri, eppure, in qualche modo più semplici e ingenui (e io, evidentemente, sto davvero diventando troppo vecchio…).
Ora l’uscita di un album è accompagnata da fotografie, biografia della band e dei singoli membri, cartelle e rassegna stampa, link e scritti, spesso avvincenti quanto l’album se non di più, che raccontano per filo e per segno la genesi del lavoro, il suo contenuto e il suo significato profondo.
E io, allora, che ci sto a fare? (Una domanda che mi capita di farmi sempre più spesso, in molti campi…)

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Scott William Urquhart & Constant Follower – Even Days Dissolve

Francesco Amoroso per TRISTE©

I lie, not thinking, in the cool, soft grass,
Afraid of where a thought might take me – as
This grasshopper with plated face
Unfolds his legs and finds himself in space.

(Norman MacCaig – Summer Farm)

Da quando Keats e Yeats erano da una parte e Wilde dall’altra, la mia grande passione per la musica mi ha sempre portato ad allargare la mente e a scoprire altre meraviglie.
Allora furono (prima della scuola) le poesie di due autori notissimi a tutti, ma non a un ragazzino italiano sedicenne, più recentemente ho avuto la fortuna di scoprire una poetessa imprescindibile come Wendy Cope.
Stavolta, ancora grazie alla musica (che in questo paese si continua a considerare “leggera”), scopro le liriche di Norman MacCaig, poeta scozzese nato a Edimburgo all’inizio del secolo scorso e molto noto in Scozia, tanto da essere considerato il “grande vecchio della poesia scozzese“, il cui lavoro è caratterizzato da sottile umorismo e dall’osservazione attenta e amorevole per il mondo naturale.
Nel nuovo album dei miei amatissimi Constant Follower tre mie grandi passioni -musica, poesia e… Scozia- si fondono per creare un’opera che in meno di mezz’ora, riesce ad arrivare dritta al cuore.

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Damien Jurado – Sometimes You Hurt The Ones You Hate

Peppe Trotta per TRISTE©

È possibile condensare in poco più di venti minuti l’intero ventaglio di esperienze maturate nell’arco di oltre venticinque anni di carriera? Sembrerebbe un’impresa piuttosto ardua, soprattutto se riferito a un artista che ha sperimentato molteplici soluzioni per dare forma definita alla propria ispirazione, lasciandosi guidare di volta in volta dalle sensazioni del momento e dalla voglia di misurarsi con altri musicisti.

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(Make Me A) TRISTE© Mixtape Episode 109: The Lost Days

The Lost Days (©Alicia Vanden Heuvel)

After meeting at a memorial for a mutual friend, Tony Molina (Ovens) and Sarah Rose Janko (Dawn Riding), both fans of each other’s respective musical projects, bonded over a shared love of The Byrds and Bill Fox. So they decided they wanted to record all they’d been pouring their hearts into and The Lost Days was born. The Lost Days released Lost Demos, in April 2021, on cassette by Oakland label The Long Road Society, and on vinyl with the Spanish label Mapache. Inspired by the solo work of Bill Fox, The Byrds, Dear Nora and Guided by Voices, The Lost Days started recording what was to be their first full-length LP,  In The Store: ten tracks in thirteen minutes. In The Store came on March 17, 2023 on Speakeasy Studios SF, a new label run by friend Alicia Vanden Heuvel of the Aislers Set and Tony’s long term Slumberland labelmates.  

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