Francesco Amoroso per TRISTE©
In un magnifico libro (romanzo? biografia? saggio?) su Dostoevskij, dal titolo Sanguina Ancora, che mi è capitato di leggere poco tempo fa – anche se risale all’anno scorso – Paolo Nori si chiede, nelle primissime righe dell’introduzione che senso ha, nel 2021 (ma credo che anche nel 2022 la domanda non sia oziosa), leggere Dostoevskij. Perché, si chiede l’autore, una persona di venti, o di trenta, o di quaranta, o di settant’anni dovrebbe mettersi, oggi, a leggere o rileggere Dostoevskij?
La sua risposta immediata è molto semplice e diretta: “Non lo so” (approfondendo, naturalmente, una risposta più articolata arriva, ma non è, adesso, quello che conta).
Ecco, parafraso il grande Nori, a chi mi chiedesse che senso ha oggi, nel 2022, ascoltare una cantautrice folk, potrei fornire la stessa risposta immediata: “Non lo so”.
A chi mi chiedesse che senso ha, oggi nel 2022, ascoltare Marina Allen, direi che non lo so. Poi, però, andrei avanti.




