Sun Kil Moon @Auditorium Parco della Musica, Roma – 8/6/2015

Il Lunedì è sempre una giornata difficile da affrontare. Soprattutto se si muore dal caldo e se i monsoni tropicali rendono Roma una delle città più umide sul pianeta.

Il Lunedì però lo affronti meglio se sai che la sera avrai qualcosa di bello da fare. In genere vado a giocare a calciotto cercando di scaricare tutto il nervosismo accumulato sulle caviglie degli avversari.

Ma anche un buon concerto può avere il suo effetto positivo.

sunkilmoon_auditoriumDopo poco più di un anno, torna a Roma Mark Kozelek per calcare il palco dell’Auditorium. A differenza dello scorso concerto romano (che vi avevamo raccontato qui) Mark Kozelek/Sun Kil Moon si presenta accompagnato non solo dalla propria chitarra ma anche da quattro compagni di strada, tra i quali gli “special guests” Steve Shelley (Sonic Youth) e il nostro amano Neil Halstead, che lo sta accompagnando in questi concerti di inizio estate.

E’ passato solo un anno dal suo ultimo show nella Capitale, ma molte cose sono cambiate rapidamente per Mark. Il bellissimo Benji (2014) ha segnato la definitiva consacrazione (se ce ne fosse stato ancora bisogno) della sua bravura. Come artista, sì, ma soprattutto come scrittore.

E non solo. Da pochissimo è stato pubblicato il suo nuovo lavoro, Universal Themes, così come a poche settimane fa risale l’uscita del nuovo capolavoro di Sorrentino, Youth, a cui partecipa anche Mark. Con due scene, ma soprattutto con la sua musica.

E Sorrentino verrà nominato ed evocato da Mark per tutta la serata, che forse anche per questa collaborazione sembra finalmente felice di essere in Italia (nota molto interessante: non ha insultato nessuno. Anche se, sotto sotto, ci speravamo un po’ tutti). Felice per il pubblico attento, felice (crediamo) per un live intenso e diverso dal solito.

Diverso perchè se in versione chitarra/voce Mark da vita a dei live molto intimi e pacati, supportato da ben 2 batterie e altre chitarre ci ha mostrato un lato, almeno per me, inedito. I pezzi sono tutti ri-arrangiati in modo interessante e molti, facendo anche leva sull’imponente sessione ritmica, permettono a Mark di scatenarsi più del solito.

Di urlare, di muoversi, di scaricare quella tensione che sembra sempre accompagnarlo. Già l’apertura con la nuova Little Rascals fa capire che questo concerto sarà qualcosa di diverso, di speciale, con ritmi cupi ed incalzanti che accompagnano la splendida voce di Mark.

Non mancano, però, momenti più delicati. E le lecrime quasi strappate (a me) dalla bellissima Carissa, o tutta l’intensità con cui Mark canta la canzone dedicata in Benji alla madre, I Can’t Live Without My Mother’s Love.

Mark Kozelek è, principalmente, un narratore. Che si inserisce dritto nella tradizione americana, tra Carver e Fante (sì, ok. Forse è eccessivo. Ma rende l’idea). E non c’è quindi da meravigliarsi se spesso il cantanto diventa uno spoken words o quasi un rap. Mark vuole raccontarci delle storie, anche le più semplici, e il mezzo spesso è poco importante.

Ma mai come questa sera l’impatto sonoro è forte e deciso da un lato e delicato e cullante dall’altro. E quando nel bis sale sul palco per suonare le splendide Ceiling Gazing (colonna sonora di Youth, riarrangiata qui sia nella musica che nel testo) e Caroline, entrambe nate dalla collaborazione con Jimmy Lavalle, la serata può dirsi davvero conclusa alla perfezione.

Nonostante fosse un Lunedì (e avessi saltato il calciotto) è stata un giornata da ricordare.

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