Monk Parker – How the Spark Loves the Tinder

Di fronte alla magnificenza e alla grandezza della natura l’uomo, secondo Kant, prova un senso di paura ed attrazione che sta alla base della sua definizione del Sublime.

Io di fronte alla magnificenza e alla grandezza della natura, in genere, riesco a rilassarmi. Specialmente se l’orizzonte si staglia molto in lontananza, come succede guardando il mare o trovandosi nel mezzo del deserto o della prateria.

Non avendo a disposizione in questo momento nè mare, nè deserto, nè prateria, un buon sostituto riesco a trovarlo in How the Spark Loves the Tinder.

MonkParker_HowTheSparkLovesTheTinderSì, perchè questa gemma del 2015 è in grado di catapultarti nelle distese americane al tramonto, sulla sella di un cavallo, per guardare i lampi balenare in lontananza. E anche se è solo un’immagine evocata nella mente, tanto basta per generare un senso di pace. Perchè sublime è la natura di questo disco.

Monk Parker è il moniker utilizzato da Mangham ”Monk” Parker per questo suo debut, impropriamente definito tale visto che il nostro ha alle spalle l’esperienza nel duo Parker & Lily prima, e quella del collettivo The Low Lows poi.

Debutto o meno, questo disco uscito a fine Agosto mi ha colpito dritto al cuore al primo ascolto. Come altre volte, devo ringraziare per questa scoperta L’Attimo Fuggente, la splendida trasmissione condotta da Raffaello Russo e Francesco Amoroso (quest’ultimo dovreste conoscerlo bene, perchè siamo onorati di ospitare la sua rubrica TRISTE© Memory Lane).

L’apertura dell’album è già un manifesto e, forse, la canzone migliore di questo disco. Sadly Yes è un pezzo di Americana struggente e (insisto) sublime, capace di graffiare l’anima ed esplodere con i fiati che arrivano in tempo per accompagnare una lacrima, tramutata nella ambigua dolcezza della malinconia. La coda di questa canzone è capace di mettere i brividi ad ogni ascolto.

E davvero già potrebbero bastare questi primi 5’41” per essere convinti dell’ottimo lavoro svolto da Mangham Parker e dai più di 20 musicisti che hanno partecipato a questo album. Ma il disco non finisce qui. Altre 7 bellissime canzoni ci accompagnano per le distese della Georgia (quella con Athens ed Atlanta, non con Tbilisi) e del Texas, richiamando inevitabilmente alla mente (si metta l’anima in pace Francesco), come nella bella The Happy Hours, uno dei miei artisti preferiti, quel Phosphorescent di cui spesso vi abbiamo parlato.

How the Spark Loves the Tinder è un concentrato di bravura e bellezza che entra di diritto nella top 5 (3?) di quest’anno. Ogni pezzo racconta la sua piccola storia ed è capace di toccare le emozioni di chi ascolta, con la già citata Sadly Yes, Wanna Be Forgotten e la splendida Idle In Idlewilde (altro pezzo chiave) a spiccare tra le altre.

Non saprei definire il Sublime come Kant (nonostante i miei studi passati), nè posso in questo momento lasciarmi travolgere dagli enormi spazi della natura. Per fortuna c’è sempre la musica.

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3 pensieri su “Monk Parker – How the Spark Loves the Tinder

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