Rozi Plain – Prize

Francesco Amoroso per TRISTE©

E’ disdicevole affermare che, nonostante questo album mi abbia colpito, anzi nonostante ne sia rimasto affascinato fino al punto di caderne innamorato, non sia riuscito a trovare mai il bandolo della matassa e le parole giuste per spiegare le sensazioni e i sentimenti che il suo ascolto mi suscita?
Quando anche fosse disdicevole e per quanto questa affermazione possa sminuire la (già scarsa) credibilità che, con anni di appassionata scrittura, potrei essermi costruito (nell’ambito di una platea sicuramente ristretta), non posso fare a meno di ammettere che ho difficoltà a trovare le parole per spiegare perché Prize, il quinto lavoro della musicista di Bristol Rozi Plain (nome d’arte di Rosalind Leyden), già collaboratrice di This Is The Kit e autrice, nel 2019, del magnifico What A Boost, sia uno degli album che più amo in questo momento e perché non riesca a smettere di ascoltarlo.

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Belle And Sebastian – Late Developers

Francesco Amoroso per TRISTE©

Demand me nothing. What you know, you know.
From this time forth I never will speak word.

(W. Shakespeare: Othello: Act 5, scene 2)

E’ più che probabile che non capisca nulla di musica. Mi sta bene e non contesterò alcuna eventuale affermazione in tal senso.
Ma mi sento di dire che capisco le persone. O meglio: ho la sensazione di capire se una persona è sincera e genuina o finta e calcolatrice. Credo di avere una certa sensibilità in questo campo e sarei pronto a mettere la mano sul fuoco sulla sincerità di uno come Stuart Murdoch.
E’ per questo (oltre al mio grande amore per loro) che, alle prime reazioni scomposte seguite all’uscita (a sorpresa) del nuovo singolo dei Belle And Sebastian (I Don’t Know What You See In Me, scritto con Wuh Oh, nome d’arte del producer e compositore scozzese Peter Ferguson), l’ho davvero presa sul personale e la mia prima reazione è stata quella di non dire una parola sull’argomento. Facciano loro, sanno quello che sanno.

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James Yorkston, Nina Persson And The Second Hand Orchestra – The Great White Sea Eagle

Francesco Amoroso per TRISTE©

Come per tutti c’era stato un tempo in cui la bellezza era entrata in lui senza fare anticamera, ma tutto questo era stato nell’altra vita, quella in cui si è innocenti e si può credere a tutto, prima di scoprire che la bellezza nasconde sempre qualcosa di irrimediabile.
(Davide Longo – Il caso Bramard)

Qualche giorno fa, nella libreria fornitissima di una casa che frequento (purtroppo) troppo saltuariamente, mi sono imbattuto in un titolo, Il Mito della Bellezza, che ha attirato la mia attenzione.
Forse perché vado blaterando, ormai da tempo immemore, della necessità della bellezza e della sua capacita di curare (o, quanto meno, lenire) i mali e le storture di questo mondo, leggendo, seppur molto superficialmente, la quarta di copertina di quel saggio (che è stato scritto oltre trenta anni fa e ha rappresentato, all’epoca, un testo fondamentale per il movimento femminista), mi sono chiesto se questo continuo richiamo alla bellezza non richieda qualche chiarimento, perché, effettivamente, la parola bellezza, in sé, vuol dire poco e spesso è utilizzata solo per designare l’avvenenza fisica che, benché sia ampiamente utilizzata in letteratura (e nella musica “leggera”) come esaltazione della persona amata, finisce per essere un’ulteriore forma di discriminazione, della quale non si sente, francamente, alcun bisogno.

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Doom Flower – Limestone Ritual

Francesco Amoroso per TRISTE©

“L’unico difetto che ho sempre trovato nella scrittura è che puoi parlare alla pagina, ma lei non ti risponde mai. Scrivere è un atto ossessivo, in fondo. E l’ossessione, per sua natura, è una strada a senso unico.
Solo l’amore può rispondere.”
(Jason Mott – Che razza di libro!)

Come sempre accade a chi, come me, ha pensieri che talvolta oserei definire profondi, ma non ha il talento o la capacità per articolarli a parole, mi avvalgo di quello altrui per esternare una mia sensazione che, in questo periodo, si è fatta sempre più persistente.
Mi sono imbattuto nelle parole citate qui sopra proprio nei giorni in cui mi apprestavo a compilare il mio lungo e articolato elenco degli album che più mi hanno coinvolto ed emozionato nel corso dell’anno appena trascorso. Sono stati giorni caratterizzati da una scrittura che si potrebbe, effettivamente, definire ossessiva e probabilmente un po’ fine a se stessa. E la pagina, virtuale e interattiva quanto si vuole, non mi ha naturalmente mai dato alcuna risposta.

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Francis Gri – Argine

Peppe Trotta per TRISTE©

La musica pensata come rifugio, oasi confortevole in cui immergersi per lenire ogni sofferenza e mitigare gli affanni del vivere.
Questa peculiare declinazione del suono è sempre più alla base del verbo ambient di Francis Gri e si rinnova alla comparsa di ogni suo nuovo itinerario innescando placide derive in paesaggi emozionali sempre profondamente avvolgenti.
Non si discosta da tale approccio Argine, percorso elettroacustico fatto di armonie morbide e riverberi luminescenti immersi in un substrato cangiante che rispecchia i moti contrastanti di un animo alle prese con un momento complesso.

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