Ibisco – Nowhere Emilia

Francesco Giordani per TRISTE©

Viviamo di notte nell’ora più buia
Guardando le case di chi non lavora
E c’è una regione che ti assomiglia
E tutta la tua religione è finta
Qua dormire soli è comunque vita che passa via

Mi rendo perfettamente conto che la situazione internazionale è a tal punto cupa da non permettere di ascoltar la musica prediletta a cuore troppo leggero, soprattutto in questi ultimi infiammatissimi giorni, sempre sfiorati dal terrore di un baratro irreversibile.

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Louise Weseth – Woodlands

Francesco Amoroso per TRISTE©

Prima di decidermi a scrivere queste parole, sono andato a (ri)studiare la definizione di “conflitto di interessi” e mi sono reso conto che, almeno tecnicamente, ciò che mi sto accingendo a fare non è riconducibile in alcun modo a quella fattispecie.
Non esercito funzioni pubbliche e Triste© non è tenuta (tenuto?) a perseguire e/o curare interessi pubblici senza condizionarli.

Ciò non toglie che un pochino in colpa mi senta. E’ la prima volta, da quando insieme ad Alessio ed Emanuele abbiamo dato vita a quell’innocente divertimento che è A Modest Proposal, che mi permetto di parlare di un artista che fa parte del nostro catalogo.
Seppure non si possa configurare alcun conflitto di interessi, ma, più probabilmente, solo un uso privato della cosa… privata, mi è sempre sembrato un po’ scorretto e ho sempre ritenuto che parlare di artisti o dischi “nostri” mi mettesse a rischio di perdere quel poco di credibilità che in tanti anni di scrittura musicale mi sono faticosamente guadagnato (sempre che me ne sia guadagnata).
Ma per Louise Weseth ho deciso di rischiare.

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The Jazz Butcher – The Highest In The Land

Francesco Amoroso per TRISTE©

Time’s running out. The money’s running out.
You don’t need me to tell you what it’s all about.
Time’s running out. The money’s running out.
Oh, baby!

Non è facile raccontare un album postumo. Non è facile soprattutto quando il suo autore ha accompagnato la nostra vita per quasi quarant’anni.
Diventa difficile in queste situazioni evitare il “coccodrillo”, le facili celebrazioni e il rischio di ridurre quella che dovrebbe essere la disamina (accurata e, come al solito, emotiva) dell’opera di un artista a un semplice necrologio.

“Pat Fish, nome d’arte di Patrick Huntrods, aka Jazz Butcher, è mancato all’affetto dei suoi cari, in casa, nell’ottobre 2021. Aveva solo 63 anni. Ne danno il triste annuncio parenti e amici più vicini e uno stuolo (decisamente molto più esiguo di quello che avrebbe meritato) di appassionati della sua musica che lo ricordano con immutato affetto e profondo dolore.”

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Big Thief – Dragon New Warm Mountain I Believe In You

Francesco Amoroso per TRISTE©

Affrontare un album composto da ben venti canzoni sembra, di questi tempi, un’impresa al di là delle nostre possibilità.
Abbiamo giusto una mezz’ora di attenzione da dedicare a un lavoro, quaranta minuti al massimo. Poi dobbiamo passare a quello successivo, alla novità del momento, all’opera oscura appena scoperta. Chi ha tempo per dedicare centoventi minuti a un solo album, per quanto questo possa essere valido?

Evidentemente, però, i Big Thief di queste considerazioni se ne fregano abbastanza.
E, allora, a oltre due anni da U.F.O.F. e Two Hands, i dischi gemelli usciti nel 2019 (con una scelta artistico-commerciale che, anche in quel caso, andava piuttosto controcorrente) i quattro musicisti americani sfornano un lavoro, Dragon New Warm Mountain I Believe In You, ambizioso e esagerato sin dal titolo. E se avete voglia di soffermarvici per più di mezz’ora bene. Altrimenti peggio per voi. Non sapete cosa vi perdete.

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Studio Electrophonique – Happier Things EP

Francesco Amoroso per TRISTE©

Fili neri di pioppi – fili neri di nubi/ sul cielo rosso –
e questa prima erba/ libera dalla neve/ chiara/
che fa pensare alla primavera/ e guardare/
se ad una svolta/ nascono le primule –
Ma il ghiaccio inazzurra i sentieri –
la nebbia addormenta i fossati –
un lento pallore devasta/ i colori del cielo –

Scende la notte – nessun fiore è nato –
è inverno – anima – è inverno.

(A. Pozzi, 1932)

Le canzoni e gli album che le contengono hanno una vita propria.
Appena vengono rilasciati nel mondo non appartengono più ai loro artefici ma diventano patrimonio di tutti e ognuno è libero di fare di loro ciò che vuole, di riempirli di significato, di usarli a proprio piacimento, di interpretarli come ritiene opportuno.
A volte una canzone o un disco vivono più vite anche per lo stesso ascoltatore. A volte accompagnano momenti significativi dell’esistenza e a volte sono essi stessi i momenti significativi di una vita.
Capita addirittura che, spontaneamente e apparentemente senza un reale motivo, riescano a sprigionare tutti i loro sentori, il loro senso, solo quando s’incontrano con altre forme d’arte, con le quali a prima vista possono anche non spartire nulla.

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