Francesco Amoroso per TRISTE©
Se mi rivolgessi (o meglio: se pensassi di rivolgermi, che non ho davvero idea a chi, poi, alla fine arrivano queste continue elucubrazioni mentali sulla musica pop) ad ascoltatori superficiali e svogliati, per parlare del nuovo album di Glenn Donaldson e dei suoi The Reds, Pinks And Purples, potrei, con qualche minimo cambiamento, andare a fare copia e incolla delle recensioni precedenti e, cambiando giusto il nome delle canzoni, probabilmente sfangarla senza grossi problemi.
Spero, tuttavia, di rivolgermi a quei quattro o cinque che la musica non l’ascoltano soltanto per avere un sottofondo alle loro attività quotidiane, ma che, nell’ascoltarla, ricavano piacere e fondamentale nutrimento per lo spirito (parlare di anima, per quanto appropriato, mi sembrava eccessivamente enfatico). E quindi: avrei potuto cavarmela a buon mercato, visto che gli spostamenti di significato e sonori delle canzoni di Donaldson (quella che una volta i critici bravi avrebbero definito la sua “maturazione”) potrebbero risultare, a un ascolto sciatto e superficiale, quasi impercettibili, ma non lo farò, perché per me (e forse per quei citati quattro o cinque che adorano Glenn e la sua musica almeno quanto me) ogni brano di The Red Pinks And Purples è una piccola epifania, una breve aritmia, una fugace carezza, un dono atteso ma comunque sorprendente.
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