The Reds, Pinks And Purples – Summer At Land’s End

Francesco Amoroso per TRISTE©

Se mi rivolgessi (o meglio: se pensassi di rivolgermi, che non ho davvero idea a chi, poi, alla fine arrivano queste continue elucubrazioni mentali sulla musica pop) ad ascoltatori superficiali e svogliati, per parlare del nuovo album di Glenn Donaldson e dei suoi The Reds, Pinks And Purples, potrei, con qualche minimo cambiamento, andare a fare copia e incolla delle recensioni precedenti e, cambiando giusto il nome delle canzoni, probabilmente sfangarla senza grossi problemi.

Spero, tuttavia, di rivolgermi a quei quattro o cinque che la musica non l’ascoltano soltanto per avere un sottofondo alle loro attività quotidiane, ma che, nell’ascoltarla, ricavano piacere e fondamentale nutrimento per lo spirito (parlare di anima, per quanto appropriato, mi sembrava eccessivamente enfatico). E quindi: avrei potuto cavarmela a buon mercato, visto che gli spostamenti di significato e sonori delle canzoni di Donaldson (quella che una volta i critici bravi avrebbero definito la sua “maturazione”) potrebbero risultare, a un ascolto sciatto e superficiale, quasi impercettibili, ma non lo farò, perché per me (e forse per quei citati quattro o cinque che adorano Glenn e la sua musica almeno quanto me) ogni brano di The Red Pinks And Purples è una piccola epifania, una breve aritmia, una fugace carezza, un dono atteso ma comunque sorprendente.

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Eve Adams – Metal Bird

Francesco Amoroso per TRISTE©

Dopo tanti anni passati a scrivere di musica è inevitabile il rischio di ripetersi.
Accade che gli stessi concetti vengano ripetuti a distanza di pochi giorni. E, a volte, capita anche di contraddirsi.
Proprio un paio di giorni fa, appunto, sempre su queste “pagine“, mi lamentavo della follia del music business che in alcune occasioni impedisce a noi appassionati di musica di ascoltare album e artisti che meriterebbero maggior visibilità (e una più capillare e fruibile distribuzione).

Per fortuna capita anche (ma ben più raramente) che gli addetti ai lavori si facciano perdonare le loro scelte (il più delle volte) scellerate e incomprensibili: è il caso della pubblicazione arrivata a inizio anno del nuovo lavoro della cantautrice americana Eve Adams che, senza l’intervento dell’etichetta Basin Rock, sarebbe rimasto probabilmente negletto e trascurato.

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Modern Nature – Island Of Noise

Francesco Amoroso per TRISTE©

Be not afeard, the isle is full of noises

Il revival del vinile (che c’è, ma ha numeri risibili), il revival del cd (che non c’è, ma si auspica prima o poi arrivi), gli introiti che arrivano solo dal merchandising (ma il merchandising non si vende molto senza concerti), allora puntiamo tutto sui diritti di sincronizzazione (ovvero: scriviamo musica che sarebbe perfetta come colonna sonora di una serie tv, o, anche di un commercial) e chi più ne ha più ne metta.

La realtà, evidente a chiunque voglia affrontarla, è che oramai la musica dipende quasi esclusivamente dallo streaming e che la piccolissima fetta di mercato che rimane ai supporti fisici viene spesso auto-sabotata dagli stessi artisti e dalle loro case discografiche che non sanno più che pesci prendere e così continuano a “tartassare” i veri appassionati e i collezionisti (a questi ultimi, in fondo, un po’ sta anche bene) con edizioni limitate in cinquanta copie, vinili in otto colori diversi, edizioni deluxe che escono dieci giorni dopo l’edizione standard, per la disperazione di chi ama la musica a prescindere dall’oggetto che la contiene o dal metodo della sua fruizione.

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Lonny – Ex-Voto

Francesco Amoroso per TRISTE©

Più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro
scorticato dal tempo e dalle intemperie: diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili.
Ti allontani, viceversa, e quello stesso individuo comincia ad assomigliare troppo

agli altri“.
(E. Trevi, Due Vite)

Capisco quelli che, in tutta sincerità, quando c’è una chitarra acustica, una voce intensa, magari degli arrangiamenti sparsi e delicati e dei testi introspettivi, ci raccontano che la musica di derivazione folk è tutta uguale, che non c’è nulla di nuovo, non un guizzo di originalità.
Li capisco e li compatisco, un po’.
Li capisco perché, come dice Emanuele Trevi nel romanzo vincitore dell’ultimo Premio Strega, quando si guarda qualcuno da lontano, con superficialità, questo individuo finisce per assomigliare a tutti gli altri e non se ne colgono le peculiarità, l’unicità. E, viceversa, avvicinarsi troppo a qualcuno può essere pericoloso: che la persona con la quale si interloquisce (o la musica che si ascolta) possa risultare indecifrabile è un rischio che per molti non vale la pena correre.
Li compatisco perché, con questo approccio, rischiano di perdersi meraviglie nascoste, gioielli che hanno bisogno che si trovi la giusta distanza per guardarli, perché possano davvero brillare.
E’, senza dubbio alcuno, il caso dell’album d’esordio di Lonny, Ex-Voto.

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Orlando Weeks – Hop Up

Francesco Giordani per TRISTE©

Nei miei vagabondaggi telematici mi sono imbattuto in un bell’articolo del Tascabile grossomodo dedicato alla musica di 1984 (nel senso del celeberrimo, sempre incredibilmente contemporaneo, romanzo orwelliano) o, per meglio dire, ispirata a 1984. Leggendolo, mi ha letteralmente folgorato un passaggio del romanzo riportato ad inizio articolo, che trascrivo nella sua interezza: “La melodia perseguitava Londra da settimane. Era una delle innumerevoli canzoni simili pubblicate a beneficio dei proletari da una sottosezione del Dipartimento di Musica. Le parole di queste canzoni sono state composte senza alcun intervento umano su uno strumento noto come versificatore. Ma la donna cantava così melodiosamente da trasformare l’orrenda spazzatura in un suono quasi piacevole.

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