Alex Pester – Lover’s Leap

Francesco Amoroso per TRISTE©

La gioventù è quel momento della vita di una persona che si colloca tra due momenti fondamentali: l’infanzia e l’età adulta. E’ una definizione vaga e non è possibile stabilire una data d’inizio e una di fine per questo periodo dell’esistenza che, quasi sempre, si rivela decisivo per la formazione della personalità. Una volta i confini erano più chiari, esistevano riti di passaggio che definivano i vari momenti della vita, ma la società moderna, laicizzandosi e diventando sempre più basata sull’individuo, ha progressivamente abbandonato i riti di iniziazione.

Oggi si può essere considerati (o ci si può sentire) giovani fino a cinquant’anni, oppure divenire adulti a venti, a seconda delle circostanze e delle attitudini personali.
E’ per questo motivo che nel raccontarvi di Alex Pester tenterò, per quanto mi è possibile, di usare il meno possibile il termine “giovane”.

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David Christian And The Pinecone Orchestra – For Those We Met On The Way

Francesco Amoroso per TRISTE©

This is not a surrender or a farewell

Esistono legami tra esseri umani che non è sempre facile definire. Affetti, amori, semplici affinità, quiete passioni o pura ammirazione da lontano.
Non serve neanche un contatto diretto per sviluppare queste quasi indefinibili forme di connessione. Basta sentire che i cuori e le anime vibrino alla stessa frequenza perché si crei un nodo che il tempo e le circostanze non riusciranno a sciogliere.

E’ raro che accada, ma quando accade ci si sente arricchiti e appagati.
Nel mio caso (ma sono certo anche nel vostro) è stata spesso la musica il tramite per formare alcune relazioni elettive.
Una di queste è quella che porto avanti (in maniera del tutto unilaterale, almeno fino a quando non ho avuto il grande piacere di intervistarlo) con David Feck, artefice principale dell’epopea minore dei londinesi Comet Gain.
Oggi questo straordinario artista (che probabilmente si schermirebbe se provassi a definirlo così in sua presenza) debutta con un album solista, For Those We Met On The Way, che rinnova, anzi rafforza, quell’indefinibile, eppure fortissimo, legame.

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Tigers & Flies – Among Everything Else

A volte mi piacerebbe che il mio orecchio fosse del tutto disabituato alla musica.
Vorrei poter ascoltare ogni brano musicale come fosse il primo che ascolto in vita mia.
E non solo perché sono convinto che la sensazione di meraviglia e stupore sarebbe eccezionale e immensamente appagante, ma anche per avere la possibilità di apprezzare una canzone o un album senza tutte le sovrastrutture che, costruite in più di quaranta anni di ascolti “matti e disperatissimi”, inevitabilmente condizionano (e a volte inficiano) le mie capacità analitiche e i miei gusti.

Questo pensiero, che mi accompagna da tempo, mi è tornato alla mente quando, un paio di mesi fa, mi è arrivato il promo del (mini) album d’esordio di una nuova band inglese, inviatomi dalla mia venerata etichetta Violette Records.
Mi è bastato, infatti, un primo ascolto distratto del promo perché mi tornassero in mente i nomi di decine di band della mia adolescenza e, con loro, i ricordi e le sensazioni di un’epoca e di un momento della mia vita che non posso che ricordare con infinita tenerezza (e qualche rimpianto).

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Ducks Ltd. – Modern Fiction

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ricordate The Wedding Present?
Quei tipi che, nel 1992, sono apparsi su Top Of The Pops circa 12 volte, visto che ognuna delle canzoni concepite per il loro folle progetto “one single a month” ha raggiunto la top 20?
Quelli che, sfacciatamente, nel 1990 hanno intitolato un loro 12 pollici All The Songs Sounds The Same?
Beh, se non li ricordate, sarebbe davvero opportuno che vi deste da fare con un accurato approfondimento, visto che hanno scritto alcune delle pagine più importanti (e, soprattutto, eccitanti) del guitar pop inglese degli ultimi 40 anni, a partire da Tommy (la raccolta dei primi singoli) e George Best, passando per Seamonster (prodotto da Steve Albini) fino ad arrivare al recentissimo Locked Down And Stripped Back (il cui titolo è assolutamente autoespicativo).

Tuttavia non è dei Wedding Present che voglio parlare (anche se mi piacerebbe farlo, prima o poi) ma di una band formata da due canadesi di Toronto che è da poco giunta all’esordio sulla lunga distanza: i Ducks Ltd.

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Le Ren – Leftovers

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ogni volta che arriva il momento delle premiazioni, dei riconoscimenti, delle classifiche annuali, mi capita di notare come, per riuscire veramente a colpire il pubblico, sia necessario scrivere romanzi, cantare canzoni, interpretare personaggi con personalità e storie quasi sempre sopra le righe, straordinari, tali da lasciare lo spettatore, il lettore o l’ascoltatore totalmente invischiato emotivamente nelle loro vicende.
I premi, la visibilità, il plauso unanime non sono mai appannaggio di opere nelle quali sia l’understatement la cifra principale.
Se un oscar si vince interpretando le vicende drammatiche di un genio folle ma dotato di grande umanità e non certo la profonda vita interiore di un sensibile impiegato del comune, o recitando nella coinvolgente storia d’amore tra un gangster spietato ma dal cuore tenero e di una ballerina che in infanzia veniva molestata dal padre, invece che in una tenera storia di amicizia tra due adolescenti ordinari, anche in musica il dramma è il principale motore per colpire subito nel segno.

Eppure esistono ancora alcuni autori che scelgono cocciutamente, refrattari a ogni logica di mercato, di contenere anche le vicende più drammatiche e coinvolgenti, di evitare di essere costantemente sopra le righe, di affrontare argomenti all’apperenza privi di grande appeal come l’amore filiale o l’amicizia.

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