Lonny – Ex-Voto

Francesco Amoroso per TRISTE©

“Più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro
scorticato dal tempo e dalle intemperie: diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili.
Ti allontani, viceversa, e quello stesso individuo comincia ad assomigliare troppo

agli altri“.
(E. Trevi, Due Vite)

Capisco quelli che, in tutta sincerità, quando c’è una chitarra acustica, una voce intensa, magari degli arrangiamenti sparsi e delicati e dei testi introspettivi, ci raccontano che la musica di derivazione folk è tutta uguale, che non c’è nulla di nuovo, non un guizzo di originalità.
Li capisco e li compatisco, un po’.
Li capisco perché, come dice Emanuele Trevi nel romanzo vincitore dell’ultimo Premio Strega, quando si guarda qualcuno da lontano, con superficialità, questo individuo finisce per assomigliare a tutti gli altri e non se ne colgono le peculiarità, l’unicità. E, viceversa, avvicinarsi troppo a qualcuno può essere pericoloso: che la persona con la quale si interloquisce (o la musica che si ascolta) possa risultare indecifrabile è un rischio che per molti non vale la pena correre.
Li compatisco perché, con questo approccio, rischiano di perdersi meraviglie nascoste, gioielli che hanno bisogno che si trovi la giusta distanza per guardarli, perché possano davvero brillare.
E’, senza dubbio alcuno, il caso dell’album d’esordio di Lonny, Ex-Voto.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 54: The Saint Larsen

The Saint Larsen

Last time we heard about the magnificent Danish band Northern Portrait it was in 2013 with an EP, Pretty Decent Swimmers, and a compilation album, simply called Ta!. Nine years on and rumors are that the band is finally coming back with a new album, The Swiss Army, later in the year, again on Matinée Records.
In the meanwhile here comes The Saint Larsen!
The Saint Larsen is the new musical endeavor of Northern Portrait baritone and rhythm guitarist Stefan Larsen. With a stage name inspired by his written signature, The Saint Larsen clearly bears the songwriting and musical signature of Mr. Larsen — not unlike Northern Portrait but still nothing like it. This is heritage pop music with a modern twist.
The track called Middleman is his first available song, but it is just one of several fantastic songs recorded so far and the debut album from The Saint Larsen will be released later in the year. The album might be called Show Geezer. 

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Orlando Weeks – Hop Up

Francesco Giordani per TRISTE©

Nei miei vagabondaggi telematici mi sono imbattuto in un bell’articolo del Tascabile grossomodo dedicato alla musica di 1984 (nel senso del celeberrimo, sempre incredibilmente contemporaneo, romanzo orwelliano) o, per meglio dire, ispirata a 1984. Leggendolo, mi ha letteralmente folgorato un passaggio del romanzo riportato ad inizio articolo, che trascrivo nella sua interezza: “La melodia perseguitava Londra da settimane. Era una delle innumerevoli canzoni simili pubblicate a beneficio dei proletari da una sottosezione del Dipartimento di Musica. Le parole di queste canzoni sono state composte senza alcun intervento umano su uno strumento noto come versificatore. Ma la donna cantava così melodiosamente da trasformare l’orrenda spazzatura in un suono quasi piacevole.“

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Yard Act – The Overload

Francesco Giordani per TRISTE©

Ho come una sensazione. Ovvero che l’album d’esordio degli Yard Act in qualche modo suggelli e probabilmente anche chiuda una stagione del nuovo rock albionico (per comodità -e pigrizia critica, diciamolo- derubricata ben presto nel poco fantasioso contenitore “post-punk”) che, tra entusiastiche accensioni e delusioni più o meno sparse, noi (talvolta nevrotici) chiosatori del Verbo britannico abbiamo vissuto nell’attesa costante, quasi messianica, del Disco definitivo.

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Burial – Antidawn

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Non so se, quando (quanto) e dove siete usciti ultimamente. Ma se come me vi siete fatti qualche giro di sera nei primi giorni di questo nuovo anno, ed in particolare nel week-end successivo all’epifania, forse avrete percepito la mia stessa strana sensazione.

I lockdown sono ormai lontani, ma nell’aria c’è qualcosa di ancora più inquietante della totale assenza di persone che aveva caratterizzato le chiusure forzate di inizio pandemia. I locali non sono necessariamente vuoti (anzi in molti casi sono anche pieni, ma questo è successo a partire dall’ultimo week-end), ma sono svuotati di vitalità. La gente, in generale, sembra rassegnata a questa situazione di perenne incertezza e insicurezza.  Potremmo chiamarlo realismo pandemico, perché con il realismo capitalista di Mark Fisher ha una cosa in comune: “there is no alternative” a questo straniamento, a questo stato di emergenza prolungato e a questo mettere tra parentesi il mondo e le nostre vite.

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