Sufjan Stevens & Angelo De Augustine – A Beginner’s Mind

Francesco Amoroso per TRISTE©

Da quando, oramai sei anni fa, è uscito Carrie & Lowell mi rendo conto di avere un problema personale con Sufjan Stevens.
La bellezza di quell’album era talmente intima e devastante e mi colpì così in profondità che qualsiasi cosa l’artista americano abbia prodotto da allora ha sempre provocato in me una piccola, spesso inconscia, delusione.
Anche un album stimolante e originale come Planetarium, in compagnia di Nico Muhly, Bryce Dessner e James McAlister, o The Ascension, così ricco di spunti melodici e di arrangiamenti modernissimi, mi hanno lasciato, in fondo al cuore, la stessa sensazione.
Forse è inevitabile: quando si raggiungono picchi emotivi come quelli che il buon Sufjan ha raggiunto con il suo album meno pensato e più sentito, è difficile ripetersi.
A maggior ragione lo stesso mi accade con il principale seguace (se non emulo) di Sufjan, quell’Angelo De Augustine che, prima con Swing Inside The Moon e poi con Tomb (entrambi usciti per la Asthmatic Kitty della “famiglia” Stevens), si è posto, con le sue ballate fragili ed elegiache, nella scia del maestro.

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Cindy – 1:2

Francesco Amoroso per TRISTE©

At the end of our streets is sunrise;
At the end of our streets are spars;
At the end of our streets is sunset;
At the end of our streets the stars.

(George Sterling – The City By The Sea)

Non mi so davvero spiegare quello che, ogni tanto, accade in alcune zone del globo: per un periodo più o meno lungo (di solito un lustro, raramente un decennio) cominciano a sorgere spontaneamente una straordinaria quantità di progetti musicali esaltanti, a volte legati tra loro, a volte in maniera del tutto autonoma.
E’ successo a Manchester negli anni ottanta, a Seattle nei novanta, a Bristol, naturalmente a New York in vari momenti. In tutte queste città ci sono stati picchi creativi in periodi piuttosto circoscritti, che hanno portato all’uscita di album importanti, a volte epocali.
Da qualche anno a San Francisco ci troviamo di fronte a un fenomeno simile.
1: 2, il terzo lavoro dei Cindy, registrato durante il lockdown, esce in un momento di fertilissima creatività per la Bay Area e potrebbe essere uno dei vertici assoluti di questo movimento di artisti (tutti in qualche modo collegati tra di loro).

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 39: Chime School

Chime School

Chime School is the project of San Francisco musician Andy Pastalaniec. Endlessly charmed by 80s indie and its 60s forbearers (and any record with a 12-string guitar), Andy cut his teeth as a drummer with Slumberland labelmate Odd Hope in their early group Pink Films; later with shoegazers Cruel Summer, and currently with indiepop outfit Seablite. But it wasn’t until he was gifted a cassette 4-track portastudio “almost as a dare” that he came out from behind the kit to write and record his own material.
Aptly named for its autodidact roots, Chime School pays homage to the formative jangle of The Byrds by way of early Primal Scream and The Springfields; the production and pop sensibility of the Biff Bang Pow and The Razorcuts; and the spirit of great singles labels like Creation, Postcard and Sarah. His self-titled debut album, featuring singles It’s True and Taking Time To Tell You, will be out on Slumberland on November 5th. 

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Nico Hedley – Painterly

Francesco Amoroso per TRISTE©

Mi auguro che questa non venga presa come una lamentela, ma è indubbio che viviamo costantemente sommersi da una ipertrofica produzione musicale (“sommersi soprattutto da immondizie musicali” direbbe qualcuno, non proprio a torto, soprattutto se si guarda esclusivamente la superficie). Potremmo passare il resto delle nostre vite ad ascoltare ogni giorno un album nuovo, eppure non riusciremmo comunque a tenerci al passo.
Forse è questo il motivo per cui tanti appassionati di musica pigri e poco avventurosi si rifugiano nel passato: lasciano che siano altri a fare selezione per loro e, piuttosto che azzardare, preferiscono affidarsi al giudizio (spesso fallace) del tempo.

Non sanno quanto si perdono.

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Josienne Clarke – A Small Unknowable Thing

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ho sempre avuto un debole per le voci e, negli ultimi tempi, in particolare per le voci femminili.
Così quando, ormai molti anni orsono, ho scoperto e ascoltato album folk magnifici come Nothing Can Bring Back The Hour, Overnight o Seedlings All ho sempre pensato fossero opera della cantante e songwriter Josienne Clarke e di un talentuoso chitarrista di cui continuavo a dimenticare il nome.

A quanto pare, tuttavia, la vulgata non era esattamente questa e Josienne, nonostante la sua voce straordinaria, così classica eppure così fresca e personale e il suo evidente talento compositivo (evidente soprattutto negli ultimi lavori del duo), ha sempre sentito il suo contributo sottovalutato, non accreditato o addirittura ignorato e si è sentita oscurata dal suo partner musicale, osannato tra i cultori del folk più classico per la sua perizia strumentale e per la sua ortodossia. E per il fatto di essere un uomo, a quanto pare.

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