Francesco Amoroso per TRISTE©
“Desidero partire: non per le Indie impossibili, o per le grandi isole a Sud di tutto, ma per qualsiasi luogo, villaggio o eremo, che abbia in sé il non essere questo luogo. Voglio non vedere più questi volti, queste abitudini e questi giorni.“
(Fernando Pessoa – Il Libro dell’Inquietudine)
Non è tanto il fatto di rimanere chiuso in casa, confinato nel mio comune, impossibilitato a muovermi fuori regione, segregato entro gli angusti confini del mio Paese. La mia vera difficoltà, con l’andare del tempo, è diventata il non poter neanche sperare di muovermi, di spostarmi, il non poter programmare non dico un viaggio, ma neanche un’escursione. Il mio peggior nemico è diventato quel confine che non ho potuto fare altro che crearmi nella testa.
Non riesco più a parlare con un amico lontano e immaginare di andare presto a trovarlo, né guardare un documentario su un posto esotico e sognare di raggiungerlo, prima o poi.
Ho difficoltà anche a immaginare un aeroporto, una sala d’imbarco, un duty-free. Non sarà facile, neanche in questo senso, ritornare a una parvenza di normalità.




