
Francesco Amoroso per TRISTE©
Per chi, come me (ma, probabilmente, anche come te, che stai leggendo), ama la musica in maniera viscerale e incondizionata, il tempo per fermarsi e assaporare un album (ma spesso anche una sola canzone) non è mai abbastanza.
Mi trovo travolto dalle mille attività di una giornata: il lavoro, la casa, la famiglia, gli amici, un po’ di film o serie tv, quando c’è tempo, la lettura di un romanzo. Magari finisco per ritrovarmi a fine giornata e mi rendo conto di non aver avuto neanche un momento per godermi un po’ di musica in santa pace.
Allora, come unica alternativa, mi adatto ad ascoltare musica – con auricolari di qualità spesso discutibile e attraverso lo smartphone – distrattamente mentre faccio altro, in cucina, negli spostamenti, a lavoro, mentre mangio…
Ma, costretto a optare per questa scelta, è inevitabile che molto di quello che ascolto vada perduto, confuso nel rumore quotidiano, sommerso dalle chiacchiere, dai clacson, dal ronzio degli elettrodomestici, dalle interruzioni del telefono che squilla, inesorabile, al momento sbagliato.
E quello che mi rimane, sempre che mi rimanga qualcosa, è solo qualche brandello, un passaggio particolarmente impellente, una canzone immediatamente orecchiabile, un cantato subito riconoscibile.
L’oblio è il destino di tutto ciò che non mi colpisce istantaneamente, di tanta musica che, probabilmente, avrebbe bisogno di tempo per essere davvero compresa e introiettata. Di tempo e di spazio, fisico e mentale.
Continua a leggere



