Kadhja Bonet – The Visitor

kadhjabonetFrancesco Amoroso per TRISTE©

Non passa un giorno senza leggere su qualche rivista (spesso on line) un’invettiva contro i social network o un’inchiesta su quanto internet sia dannosa per l’umanità.

Forse, al netto del solito catastrofismo e del sensazionalismo che le testate giornalistiche hanno ereditato proprio dalla rete, queste affermazioni non sono del tutto infondate, ma, personalmente, continuo a ritenere internet e i social network un semplice mezzo che assume caratteristiche positive o negative a seconda dell’uso che se ne faccia.

Una delle innovazioni per me più straordinarie portate dai social network è, in ogni caso, l’opportunità (una volta una pura chimera) di entrare in contatto con artisti e musicisti che amiamo.

Qualche giorno fa, grazie al tanto bistrattato Facebook, Allison Brice, la bravissima cantante dei Lake Ruth, con la quale sono entrato in contatto dopo aver recensito l’entusiasmante esordio della sua band, ha avuto l’occasione di ascoltare la mia trasmissione e, in particolare, di ascoltare (e leggere qui) il mio panegirico sui Cocteau Twins.

Ha così ha pensato di scrivermi un messaggio per segnalarmi una cantante esordiente, tale Kadhja Bonet, la cui voce, secondo Allison (che, viste le sue doti, se ne deve intendere non poco), era, nei registri più bassi simile a quella di Sade e, in quelli più alti vicina, appunto, a Liz Fraser.

Naturalmente la curiosità mi ha spinto ad ascoltare immediatamente The Visitor l’album d’esordio della Bonet, ristampato a fine anno dalla americana Fat Possum e, devo ammettere, Allison Brice, oltre a essere una favolosa cantante, è anche una straordinaria scopritrice di talenti.

Le canzoni che compongono questo breve esordio, infatti, pur essendo piuttosto lontane musicalmente dai miei (ristretti) gusti musicali, sono di una bellezza così abbagliante e la voce di Kadhja Bonet è talmente sublime che sicuramente, se solo l’avessi scoperto qualche giorno prima, The Visitor sarebbe entrato nelle mie liste di fine anno che, immeritatamente, riesco a diffondere in giro (anche grazie alla rete).

Basterà ascoltare le vellutate Honeycomb e Nobody Other o l’incredibilmente soave e sensuale Fairweather Friend per comprendere il motivo di tanto ammirato stupore.
Uno squisito lavoro di arrangiamento, un cantato (ribadisco) inarrivabile per un soul psichedelico di natura ultraterrena che rimanda alle migliori colonne sonore dei film di James Bond dei sixties.

Non bastasse la voce assolutamente mozzafiato, “come se Kadhja fosse nata in un universo alternativo governato dalle sirene” (cit. Allison Brice), la Bonet scrive, arrangia, produce e suona praticamente tutti gli strumenti (violino, viola, flauto, organo, synth, chitarra).

Non sto esagerando: i paragoni con Sade e Liz Fraser non sono affatto azzardati, tanto da far venire alla mente, in più di una occasione, la Fraser che canta i Massive Attack.

Provate ad ascoltare questo piccolo capolavoro e anche voi, come me da qualche giorno a questa parte, non potrete che essere grati a Allison Brice e un po’ meno maldisposti verso questo flagello dell’umanità che si chiama social network.

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2 thoughts on “Kadhja Bonet – The Visitor

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