Andy Shauf @Monk Club – Roma, 13/06/2017

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

La numero uno della mia classifica 2016 ho potuto vederla qualche tempo fa a Bologna.

Il tour di quest’anno di Angel Olsen (terza posizione) me lo sono purtroppo perso, ma giusto qualche giorno fa ho potuto “spuntare” la mia quarta posizione, con il bellissimo live degli Whitney al Monk Club di Roma.

E la location romana, a breve giro, mi ha consegnato anche la mia seconda posizione dello scorso anno: Andy Shauf e il tour del suo bellissimo The Party.

Accompagnato da una band di 5 elementi (tra cui ben 2 clarinetti), il cantautore canadese arriva nella capitale forte di un disco, il suo terzo lavoro in studio, che gli ha garantito un ottimo successo di pubblico e tante belle parole da parte degli addetti al settore.

Sarà per la pressione di aver generato così tante aspettative, o molto più probabilmente per il caldo che a Roma comincia a farsi sentire insistentemente, Andy a live appena iniziato ha un lieve mancamento (o almeno così sembra), che lo costringe ad interrompere un pezzo e, quasi completamente spiazzato, attendere l’arrivo di una sedia per poter continuare il live.

Questo piccolo incidente iniziale non intacca però la qualità di tutto quello che segue: un live davvero impeccabile, in cui i pezzi del suo ultimo album si intrecciano con incursioni nella produzione precedente (ed in particolare nel suo secondo album, The Bearer Of Bad News).

La flebile voce di Andy Shauf ci accompagna attraverso quei piccoli affreschi che sono i racconti presenti nelle sue canzoni. Se su disco le storie di The Party vengono narrate attraverso uno stile prettamente folk, nella versione live i pezzi si fanno più arrangiati e, grazie alla stupefacente bravura della band, acquisiscono un taglio marcatamente più jazz.

Il live conferma quanto di buono Andy ci ha consegnato con il suo disco, ma volendo fare un appunto potremmo dire che l’eccessiva bravura della band (sì, è un po’ assurdo pensarlo come un difetto) e l’estrema pulizia dei pezzi tolgono forse un po’ di emotività ai componimenti.

Nonostante tale appunto possa sembrare un po’ strano, la percezione è che ad essere penalizzati siano quei pezzi che su disco risultano più scarni, mentre componimenti più arrangiati come la bellissima The Magician vengono esaltati da questo set.

Quello che sicuramente viene confermato sono la bellezza dei testi di Andy Shauf e la raffinatezza melodica e compositiva dei pezzi di questo artista canadese, che con il suo stile molto personale riesce a risaltare nel calderone della produzione contemporanea.

Mi manca ancora qualche nome per completare la top 10 dello scorso anno. Siamo però solo a metà anno (secondo il calendario) qualche nome ha già confermato il suo passaggio da Roma nel prossimo futuro.

 

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