
Francesco Amoroso per TRISTE©
Quasi senza che ce ne accorgessimo negli ultimi due anni le isole britanniche hanno musicalmente rialzato la testa (e, probabilmente, che le loro vicende politiche e sociali ricalchino in qualche modo la situazione di fine anni settanta, con la crisi economica e l’ascesa del conservatorismo più brutale della Signora Thatcher, non è affatto una semplice coincidenza) regalandoci una serie di band formate da giovani musicisti che, con varie sfumature e accenti, hanno rilanciato il suono e l’attitudine del punk e di quello che, a posteriori, è stato definito post-punk.
Shame, Idles, Fountains D.C., The Murder Capital sono solo i primi nomi che vengono alla mente e solo il vertice di un sottobosco brulicante e vivace, popolato da gruppi e artisti talentuosi, ispirati e vitali che, spesso, arrivano dalla periferia dell’impero, dall’Irlanda e, nel caso della band di cui sto per parlarvi, dal Galles.
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