Le firme di TRISTE©: la Top 5 di Carlotta Corsi

Carlotta Corsi per TRISTE©

Sarà, ma quest’anno per me è stato indimenticabile. Sorprendentemente al tempo stesso ho sentito muovere il tempo lentamente ad ogni ticchettio e troppo veloce mano a mano che le ore di sole si facevano più corte. Ho scoperto che la stessa medaglia ha sempre due facce ogni volta che qualcosa di triste si abbatteva sulle mie giornate e il la consapevolezza di questo dualismo mi ha fatto concentrare sempre di più sulla profondità delle mie emozioni per uscire dai momenti di alienazione. Anche nella musica, non ho saputo trattenermi e ho riconosciuto nei miei ascolti questo pattern.

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Le firme di TRISTE©: la Top 10 di Giulio Tomasi

Giulio Tomasi per TRISTE©

1) Marker Starling – High January (Tin Angel)

In un ipotetico bilancio più grande di quello di fine anno, alla fatidica quanto impegnativa domanda su quale sia il mio del disco della vita premierei, ex aequo (se non fosse che detesto gli ex aequo) con un altro paio di titoli,“The Nightfly” di Donald Fagen. Fatte le debite proporzioni fra l’opera di Chris A. Cummings, ribattezzatosi Marker Starling, e l’inarrivabile capolavoro dello Steely Dan, posso affermare che “High January” è un disco ben sintonizzato su certe frequenze radio che puoi sentire solo alle 4:10 del mattino. Malgrado nell’album di Starling sia depauperata la componente jazzy (cruciale invece nell’Lp del 1982) le due creazioni hanno però un humus comune.

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Keaton Henson – Monument

Peppe Trotta per TRISTE©

La bellezza non sempre fa spettacolo, a volte è malinconica, sussurrata, incerta. A volte inizia dentro di noi come un anelito a chissà cosa, come una domanda confusa, e poi si fa ritrovare fuori, e sembra la stessa domanda che è diventata parte della realtà.

In queste poche righe estratte dal suo “Isole – Guida vagabonda di Roma”, Marco Lodoli esprime con abbagliante efficacia come il bello possa annidarsi ovunque e sorprenderci in modo totalmente inatteso. Non soltanto apparire  evidente  lì dove siamo abituati a cercarlo, ma trovarsi immerso nell’ombra di un angolo discreto, nascosto in attesa che qualcuno o qualcosa lo riveli. E tra questi antri oscuri si annovera anche il dolore di un’anima che soffre, sentimento profondo e travolgente che a volte riesce a divenire fertile linfa da cui estrarre cristallina poesia. Un’elegia delicata e dolente capace di incantare e coinvolgere, così come accade ascoltando il nuovo, ispirato lavoro di Keaton Henson.

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Una Redazione TRISTE© – Le nostre classifiche del 2019

Quest’anno ci siamo fatti un po’ attendere.

Siamo arrivati lunghi con gli imopegni e con le feste, e proprio (quasi) sul suono della campanella siamo riusciti a consegnarvi le nostre liste. Più o meno lunghe, più o meno “sistematiche”, e in ordine alfabetico per componente della redazione (anche se qualcuno, come spesso accade, ha preferito non prestarsi a questo “giochino”).

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Francesco Amoroso racconta il (suo) 2018 – Parte II

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Francesco Amoroso per TRISTE©

Parte I

Indie, Rock, Folk Rock, Wave(?): Epic45 – Through Borken Summer [Wayside & Woodland]
Nella categoria più eterogenea in assoluto (che, tutto sommato, comprende tutto quello che non mi sembrava rientrare nelle altre categorie) ho inserito anche il magnifico ritorno degli Epic45 (per quanto qualcuno potrebbe obiettare che si tratti di post-rock…) che dopo una pausa (troppo) lunga, ben sette anni, tornano con un lavoro atmosferico e intriso delle visioni ispirate al paesaggio campestre della campagna inglese. Rob Glover e Ben Holton (il quale con il progetto My Autumn Empire ha sfornato un lavoro, Oh, Leaking Universe [Wayside and Woodland] con canzoni di una bellezza struggente) questa volta, per il loro viaggio tra memoria e contemporaneità, scelgono sonorità più eterogenee del solito che si muovono tra la loro classica dimensione onirica e soffusa, momenti insolitamente ritmati e pulsanti e elettronica calda e sincopata. “Sognare senza dover chiudere gli occhi” per citare il nostro ottimo Peppe (cui va un fortissimo abbraccio). Continua a leggere