Elvis Costello – The Boy Named If

Francesco Amoroso per TRISTE©

Uno dei miei primissimi ricordi di musica “altra” ha a che vedere con un paio di videoclip (così si chiamavano all’epoca), probabilmente trasmessi su Videomusic nell’inverno del 1984 o all’inizio del 1985, il cui protagonista era un tipo buffo, con occhiali smisurati e un aspetto decisamente lontano da quello delle popstar del momento (c’erano i Duran Duran, gli Spandau Ballet, gli Wham, tutti belloni di cui le ragazzine erano innamorate).
Le canzoni mi erano sembrate secondarie, in quel momento, come una specie di contorno alle gag travolgenti del cantante occhialuto, un commento sonoro che mi pareva, allora, divertente ma trascurabile.

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Anne Garner – Dear Unknown

Peppe Trotta per TRISTE©

L’incantevole grazia dell’universo sonoro di Anne Garner non rappresenta certamente una novità per chi ne ha seguito negli anni l’itinerario artistico che in Lost Play del 2018 sembrava aver raggiunto un apice difficilmente ripetibile.
Fortunatamente la possibilità di sbagliarsi esiste sempre e a quattro anni di distanza ci ritroviamo di fronte ad un nuovo lavoro che ponendosi in piena continuità col precedente propone una formalizzazione ancor più efficace e curata di quell’ammaliante intarsio musicale.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 65: Jenny Berkel

Jenny Berkel

Poet and songwriter Jenny Berkel’s forthcoming new album, These Are the Sounds Left from Leaving is set for release on May 13th via Outside Music. Each song is set in the micro-world of a keen feeling observer, trying to parse a mindful moment in a setting where it feels impossible to drop a truth anchor – a post-Trump, heavily gaslit world where perceptions of reality remain distorted. “I wrote the album in a tiny apartment, at a time when everything felt big and overwhelming,” says Berkel about her new album. “The songs themselves are a study of proximity, bringing big fears into small spaces,” says Jenny, reflecting on the album. “They’re intimate examinations of a world that often overwhelms.” The album features contributions from critically acclaimed folk duo Kacy & Clayton, and string arrangements by Colin Nealis (Andy Shauf)—and for the first time, Jenny took on a production role, co-producing alongside Dan Edmonds and Ryan Boldt (The Deep Dark Woods). “I wanted the songs to feel like living creations that capture a living moment,” says Jenny about envisioning the recording process. “I wanted that theme of big fears in small spaces to be heard and felt as a coexistence of intimacy and menacing permeability.”
Jenny Berkel released so far two records (and an EP) and a chapbook, Grease Dogs, with Baseline Press.

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Wet Leg – Wet Leg

Francesco Amoroso per TRISTE©

Qualche giorno addietro mi è capitato di leggere che la critica musicale sarebbe, secondo alcuni, ormai arrivata al capolinea.
Si diceva che non si
E’ un’affermazione che mi sento almeno parzialmente di condividere: i tempi sono cambiati, lo streaming ha “democratizzato” l’ascolto musicale e la possibilità di ascoltare qualsiasi cosa (quasi…) in tempo reale e senza dover sborsare praticamente un euro, permette a chiunque di farsi un’idea senza dover ricorrere al filtro di un (presunto) esperto o ai suggerimenti di una rivista specializzata, visto che basta affidarsi agli algoritmi dei servizi di streaming. Chiunque può dire la propria e spesso lo fa dopo un solo ascolto (a volte anche senza un ascolto completo). Una specie di critica musicale che verrebbe dal basso, esautorando, come accade in ogni campo, i “professoroni” e negando loro ogni ruolo.

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Broadcast – Maida Vale Sessions

Francesco Amoroso per TRISTE©

Quest’anno Trish Keenan avrebbe compiuto 54 anni (era nata come Patricia Anne Keenan il 28 September 1968 a Winson Green, Birmingham). Sono passati poco più di undici anni da quando le assurde complicazioni di una polmonite se la sono portata via.

Quando un artista muore giovane è abbastanza frequente che la sua figura e la sua opera vengano considerate sotto una diversa luce rispetto ai loro colleghi che, invece, invecchiano, sfioriscono e, spesso, perdono l’ispirazione, sotto gli occhi attenti e spietati del pubblico.
Mi capita spesso di chiedermi se Ian Curtis (o Nick Drake, o anche Jim Morrison) sarebbero state le stesse figure di culto se ce li avessimo ancora davanti, invecchiati, imbolsiti, magari calvi o, peggio ancora, con i capelli tinti e se i loro album (solisti, s’intende, che a stare nella stessa band per troppi anni è davvero quasi impossibile) fossero stati meno ispirati e originali di quelli che ci hanno lasciato. E, allo stesso modo, mi capita di chiedermi quale status avrebbero raggiunto, se se ne fossero andati giovani, artisti come Morrissey che, invece, sono, almeno sotto certi aspetti, invecchiati male.

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