L’anno è appena iniziato. Il nuovo decennio è appena iniziato.
Ma cerchiamo di non correre troppo.

Francesco Amoroso per TRISTE©
Nel 2019 ho ascoltato, tra album e EP, circa 950 novità. Sono una goccia nel mare. La produzione musicale è oramai talmente sterminata che credere di poter stilare una classifica delle uscite più importanti dell’anno è davvero sintomo di grande presunzione.
E allora?
“Francamente me ne infischio” direbbe Clark Gable nei panni di Rhett Butler.
Sì, come al solito, se me ne infischio della Storia della Musica, figuriamoci della cronaca musicale dell’anno che si sta per concludere.
La musica, contrariamente a quanto vogliano farci credere, così come ogni altra disciplina artistica, non è una competizione sportiva.
Quest’anno ci siamo fatti un po’ attendere.
Siamo arrivati lunghi con gli imopegni e con le feste, e proprio (quasi) sul suono della campanella siamo riusciti a consegnarvi le nostre liste. Più o meno lunghe, più o meno “sistematiche”, e in ordine alfabetico per componente della redazione (anche se qualcuno, come spesso accade, ha preferito non prestarsi a questo “giochino”).

Francesco Blasilli per TRISTE©
Ascoltare i due Ep dei Dry Cleaning (recentemente raccolti in un unico vinile) al mattino della domenica, dopo una notte un po’ troppo lunga, ha l’effetto di confonderti le idee.
L’esordiente band londinese, presentata come “post punk” e “new wave”, a tratti ti suona come “brit pop”. Lo so, sembra una bestemmia, o più semplicemente sembra la conferma di una notte durata effettivamente troppo a lungo.

Francesco Amoroso per TRISTE©
Quasi senza che ce ne accorgessimo negli ultimi due anni le isole britanniche hanno musicalmente rialzato la testa (e, probabilmente, che le loro vicende politiche e sociali ricalchino in qualche modo la situazione di fine anni settanta, con la crisi economica e l’ascesa del conservatorismo più brutale della Signora Thatcher, non è affatto una semplice coincidenza) regalandoci una serie di band formate da giovani musicisti che, con varie sfumature e accenti, hanno rilanciato il suono e l’attitudine del punk e di quello che, a posteriori, è stato definito post-punk.
Shame, Idles, Fountains D.C., The Murder Capital sono solo i primi nomi che vengono alla mente e solo il vertice di un sottobosco brulicante e vivace, popolato da gruppi e artisti talentuosi, ispirati e vitali che, spesso, arrivano dalla periferia dell’impero, dall’Irlanda e, nel caso della band di cui sto per parlarvi, dal Galles.